Lega araba: quattro mesi per "nuovi negoziati" fra Israele e Palestina

I Ministri degli esteri assicurano il sostegno alla ripresa delle trattative fra i due fronti, interrotte nel dicembre 2008 in seguito al raid israeliano su Gaza. Una fiducia a tempo, altrimenti la questione dovrà passare al Consiglio di sicurezza Onu. Disco verde da Tel Aviv e dall’Autorità palestinese; attesa per la risposta dell’Olp.

Gerusalemme (AsiaNews/Agenzie) – Quattro mesi di tempo per far ripartire i colloqui – indiretti – di pace fra israeliani e palestinesi, per dare vita a “nuovi negoziati” dopo un anno di stallo. È quanto chiedono i 14 Ministri degli esteri dei Paesi arabi riuniti al Cairo, in Egitto, che assicurano il loro sostegno all’iniziativa. La diplomazia sembra spingere sull’acceleratore, per scongiurare l’escalation della tensione in Terra Santa e il pericolo di una “terza intifada”.

 

Tel Aviv accoglie con favore la proposta, che giunge dopo mesi di trattative disgiunte fra Stati Uniti e le due parti in causa. Mahmoud Abbas, presidente dell’Autorità palestinese, afferma di accettare la decisione dei Ministri degli esteri dei Paesi arabi e il principio di colloqui indiretti. Ora la palla passa nel campo dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp), che deve avallare la proposta. Una riunione dei leader dell’Olp è prevista per il fine settimana.

 

Amr Moussa, segretario generale della Lega araba, precisa che “a dispetto della scarsa fiducia nella serietà della controparte israeliana”, il comitato è intenzionato a “dare una possibilità ai colloqui indiretti” come “ultimo tentativo” e per facilitare “il ruolo degli Stati Uniti”. Una fiducia a tempo, precisano i leader arabi, che deve garantire risultati “entro i prossimi quattro mesi”, altrimenti la questione dovrà passare al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

 

Il sostegno dei Paesi Arabi segna un punto a favore per Abu Mazen, che ha promosso con forza il vertice al Cairo (nella foto). I cosiddetti “proximity talks” – discussioni diplomatiche attuate attraverso intermediari, ndr – coinvolgeranno con molta probabilità un negoziatore statunitense che farà da spola fra Gerusalemme e Ramallah, sede dell’Autorità Palestinese in Cisgiordania.

 

Tuttavia, i leader palestinesi non manifestano grande ottimismo e frenano le aspettative. Un portavoce dell’Autorità precisa che non sono – al momento – previsti colloqui diretti fra Israele e Palestina.

 

I dialoghi fra le parti si sono interrotti nel dicembre 2008, in seguito all'operazione "Piombo fuso" nella striscia di Gaza. A questo si aggiungono due elementi fonte di controversia: la costruzione di insediamenti di coloni ebrei nei territori occupati in Cisgiordania e il controllo di Gerusalemme est. Tel Aviv considera la città santa capitale “eterna e indivisibile” dello Stato d'Israele; i palestinesi vorrebbero a Gerusalemme est (che è territorio occupato militarmente) la capitale del loro futuro Stato.

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