Mons. Michel Sabbah in una manifestazione repressa dall’esercito israeliano a Beit Jala

Il patriarca emerito di Gerusalemme, insieme a centinaia di palestinesi chiede lo stop alla costruzione del muro vicino a Betlemme. Timori per nuovi insediamenti illegali dei coloni ebraici. “Questa terra ci appartiene… e tornerà a noi un giorno”. “Voi siete forti per i vostri fucili, ma non siete i più forti in umanità”.

di Joshua Lapide

Gerusalemme (AsiaNews) – L’ex patriarca latino di Gerusalemme, Michel Sabbah, era fra coloro che ieri, dopo la messa a Beit Jala hanno manifestato contro la costruzione del muro che divide Gerusalemme dai Territori palestinesi occupati.

La manifestazione aveva radunato centinaia di persone, rappresentanti palestinesi, autorità religiose e fedeli cristiani che, alla fine della messa hanno marciato sul luogo dove i bulldozer dell’esercito israeliano hanno sradicato diverse antiche piante di ulivo per far posto a una nuova sezione del muro che divide Gerusalemme dai Territori occupati. I lavori della sezione sono iniziati da due settimane.

Parlando alla folla, Michel Sabbah ha detto: “Questa terra ci appartiene… Qualunque cosa facciate, qualunque cosa i vostri tribunali dicano, questa terra appartiene a noi e tornerà a noi un giorno”. Poi rivolgendosi ai soldati israeliani, ha aggiunto: “Voi siete forti per i vostri fucili, ma non siete i più forti in umanità”.

Col salire della tensione, le forze israeliane hanno lanciato bombe lacrimogene contro i manifestanti; due di loro hanno lanciato pietre contro i soldati e sono stati arrestati.

Lo scorso aprile la Corte suprema aveva fermato la costruzione del muro a Beit Jala, ma il 6 luglio scorso è ritornata sulla sua decisione cambiandola.

Israele giustifica la costruzione del muro - iniziato nel 2002, nel pieno della Seconda Intifada – come una barriera di protezione contro il terrorismo. Ma il muro per la città di Betlemme è diventato una morsa che distrugge la sua economia. Le comunicazioni fra Gerusalemme e il resto dei territori palestinesi è divenuto complicato e agli abitanti richiede molte ore poter passare da una parte all’altra per visitare i parenti, lavorare, sottoporsi a visite mediche.

Assieme al muro, che di fatto separa Gerusalemme – futura capitale dello Stato palestinese – dal resto della terra di Palestina, vi è tutta la serie di insediamenti di coloni israeliani, considerati illegali dalle leggi internazionali.

I manifestanti temono che con la costruzione della nuova sezione del muro, saranno ingranditi i due insediamenti ebraici illegali di Gilo e Har Gilo, sorti nei pressi di Beit Jala.

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