Patriarcato latino: Gerusalemme, violazioni a ‘santità’ del popolo e della città

In una nota il patriarcato esprime scoramento e preoccupazione per le violenze a Gerusalemme est, alla moschea di al-Aqsa e alle proprietà palestinesi a Sheikh Jarrah. Bloccare l’accesso ai luoghi sacri durante il Ramadan una “inaccettabile” privazione dei “diritti umani di base”. Da parte di Israele uso “discriminatorio” dello Stato di diritto.

di Dario Salvi

Gerusalemme (AsiaNews) - “Scoraggiati e preoccupati” come gli altri capi delle Chiese di Terra Santa per le violenze a Gerusalemme est, alla moschea di al-Aqsa e a Sheikh Jarrah, che violano “la santità del popolo e della città” come fonte “di pace”. È quanto afferma in una nota ufficiale il Patriarcato latino di Gerusalemme, in risposta alla escalation di violenze in atto in questi giorni fra israeliani e palestinesi, che ha causato decine di vittime e centinaia di feriti. Violenze contro i fedeli ed espropri forzati, prosegue la dichiarazione, “minano la sicurezza e i diritti di accesso ai luoghi sacri” e sono una “inaccettabile violazione dei diritti umani di base”.

Ad aumentare la tensione vi è da parte di Israele un uso “discriminatorio” dello Stato di diritto, che si unisce al tentativo “ispirato da una ideologia estremista” di negare “il diritto di esistere a chi abita nella propria casa”. Altra questione spinosa il diritto negato di accesso ai luoghi santi, come avvenuto per i musulmani durante il Ramadan ad al-Aqsa. Sono manifestazioni, sottolinea la nota, che “feriscono lo spirito e l’anima della Città Santa, la cui vocazione è quella di essere aperta e accogliente, di essere una casa per tutti i credenti, con pari diritti, dignità e doveri”. 
Ecco, di seguito, il testo integrale della dichiarazione: 

Con tutti i capi delle Chiese, siamo “profondamente scoraggiati e preoccupati per i recenti episodi di violenza a Gerusalemme est, sia alla moschea di al-Aqsa che a Sheikh Jarrah, che violano la santità del popolo di Gerusalemme e quella di Gerusalemme come Città della Pace” e richiedono un intervento urgente.

La violenza usata contro i fedeli mina la loro sicurezza e il loro diritto di avere accesso ai luoghi santi e di pregare in libertà. Lo sgombero forzato dei palestinesi dalle loro case a Sheikh Jarrah è un’altra inaccettabile violazione dei diritti umani fondamentali, quello del diritto a una casa. È una questione di giustizia per gli abitanti della città vivere, pregare e lavorare, ciascuno secondo la propria dignità. Una dignità conferita all’umanità da Dio stesso.

Per quanto concerne la situazione di Sheikh Jarrah, facciamo eco alle parole dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i Diritti umani il quale ha affermato che lo stato di diritto viene “applicato in modo intrinsecamente discriminatorio”. Questo è diventato uno dei punti più critici delle crescenti tensioni a Gerusalemme in generale. L’episodio in questione non riguarda una controversia immobiliare tra privati. Esso è piuttosto un tentativo ispirato da un’ideologia estremista che nega il diritto di esistere a chi abita nella propria casa.

Di particolare significato è anche il diritto di accesso ai luoghi santi. Ai fedeli palestinesi è stato negato l’accesso alla moschea di al-Aqsa durante questo mese di Ramadan. Queste manifestazioni di forza feriscono lo spirito e l’anima della Città Santa, la cui vocazione è quella di essere aperta e accogliente, di essere una casa per tutti i credenti, con pari diritti, dignità e doveri.

La posizione storica delle Chiese di Gerusalemme è chiara circa la denuncia di ogni tentativo inteso a rendere Gerusalemme una città esclusiva per chiunque. Questa è una città sacra alle tre religioni monoteiste e, sulla base del diritto internazionale e delle relative risoluzioni delle Nazioni Unite, anche una città in cui il popolo palestinese, composto da cristiani e musulmani, ha lo stesso diritto di costruirsi un futuro basato sulla libertà, l’uguaglianza e la pace. Chiediamo pertanto un assoluto rispetto dello status quo di tutti i luoghi santi, compreso il complesso della moschea di al-Aqsa.

L’autorità che controlla la città dovrebbe proteggere il carattere speciale di Gerusalemme, chiamata ad essere il cuore delle fedi che derivano da Abramo, un luogo di preghiera e di incontro, aperto a tutti e dove tutti i credenti e cittadini, di ogni fede e appartenenza, possono sentirsi a “casa”, protetti e sicuri.

La nostra Chiesa è stata chiara sul fatto che la pace richiede giustizia. Nella misura in cui i diritti di tutti, israeliani e palestinesi, non saranno sostenuti e rispettati, non ci sarà giustizia e quindi nessuna pace nella città. È nostro dovere non ignorare l’ingiustizia né alcuna aggressione contro la dignità umana, indipendentemente da chi le commette.

Chiediamo alla comunità internazionale, alle Chiese e a tutte le persone di buona volontà di intervenire per porre fine a queste azioni provocatorie e di continuare a pregare per la pace di Gerusalemme. Ci uniamo in preghiera con l’intenzione del santo padre papa Francesco il quale auspica che “l'identità multi-religiosa e multiculturale della città santa possa essere rispettata e che alfine prevalere la fraternità”. 

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