Peretz contro Peres: svolta politica in Israele

Peretz contro Peres: svolta politica in Israele

di Arieh Cohen

Tel Aviv (AsiaNews) - Nelle primarie di ieri per la presidenza del Partito laburista ha vinto il compagno Amir Peretz, finora presidente della Confederazione generale dei lavoratori. Il 53enne Peretz, sindacalista combattivo, dalle umili origini, ha sconfitto il presidente uscente dei laburisti, l'82enne Shimon Peres, il quale milita nel Partito da circa una sessantina d'anni, essendone stato più volte il capo. Peretz diventa ora, al posto di Peres, il candidato del Partito a Capo del Governo nelle prossime elezioni generali. 

Prima e dopo la sua vittoria, molti i commentatori hanno descritto Peretz, come l'ultima speranza per i laburisti. Il Partito, una volta portatore dei più nobili valori del socialismo democratico, si è da decenni "imborghesito", diventando invece (come certi partiti di sinistra altrove) protagonista dell'alta borghesia, fino al punto da essere rigettato e persino odiato dallo stesso proletariato che una volta pretendeva rappresentare. Questi ultimi, i lavoratori di modesta condizione, hanno invece scelto sempre più di votare la destra nazionalista, laica o religiosa.

La campagna elettorale è stata feroce. Sembrava una lotta tra classi sociali per l'anima del Partito. La maggioranza che ha votato Peretz pare abbia accolto l'argomento che il Partito laburista - una volta onnipotente partito di governo, ora molto ridotto - è comunque destinato a scomparire se non ritorna alle sue origini operaie, ridiventando davvero un partito di sinistra.

La vittoria di Peretz crea una sfida immediata per il primo ministro Ariel Sharon, presidente del Partito di maggioranza relativa, Likud (il maggiore partito della destra), dal momento che il neo-presidente laburista Peretz ha dichiarato di voler ritirare il suo partito dalla coalizione di governo, nella quale l'-ex presidente Peres è tuttora vice premier. Se così sarà, Sharon potrà essere costretto alle dimissioni, anticipando le elezioni regolarmente previste per il mese di novembre 2006. 

In ogni caso, alle prossime elezioni si presenteranno ora in Israele 3 schieramenti molto più chiaramente definiti: la sinistra rinata, con a capo i laburisti e il loro candidato Peretz; la destra nazionalista (laica e religiosa), con a capo il Likud; il "centro", con a capo il Partito "Shinui", ormai l'unico rappresentante (laico) inequivocabile delle classi agiate. 

E i cattolici? In Israele gli elettori cattolici sono pochissimi, al di sotto della soglia di sbarramento (anche se votassero tutti per un proprio partito, il che non è stato mai il caso). E' comunque vero che, come regola generale, il bene loro - e delle altre minoranze - sarebbe sempre comunque meglio servito da un governo fatto dai partiti laici del centro e della sinistra, più attenti (anche se spesso non più di tanto) ai diritti umani e civili (specialmente la libertà religiosa) e a quelli delle minoranze. Quanto alla Chiesa come istituzione, Israele non ha mai avuto un primo ministro più attento e rispettoso di Ariel Sharon. Un religioso della Terra Santa ricorda che è stato proprio Sharon ad accogliere la domanda della Chiesa di annullare la decisione del suo predecessore laburista (Ehud Barak) di far edificare una moschea alle porte della Basilica dell'Annunciazione a Nazareth. "Fosse anche solo per questo - egli aggiunge -  Sharon continuerà sempre ad occupare un posto d'onore nella storia dei rapporti Chiesa-Stato in Israele".

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