Spianata, fine Ramadan: Israele blocca l’accesso a ebrei e turisti

Un provvedimento che intende allentare la tensione nei luoghi santi a Gerusalemme, teatro di scontri fra polizia e fedeli musulmani. Dall’opposizione accuse a Bennett di cedere di fronte agli estremisti. La replica: provvedimento analogo a quelli presi in passato da Netanyahu. La diplomazia regionale muove per favorire una de-escalation. Prime violenze da mesi dalla Striscia di Gaza.

di Dario Salvi

Gerusalemme (AsiaNews) - Per gli ultimi giorni di Ramadan, il mese sacro di digiuno e preghiera islamico che si conclude ai primi di maggio con la festa di Eid al Fitr, la polizia israeliana bloccherà l’accesso alla Spianata delle moschee, a Gerusalemme, ai fedeli ebraici e turisti. Un provvedimento preso in queste ore, nel tentativo di scongiurare nuove tensioni e violenze fra reparti della sicurezza e fedeli musulmani dopo gli scontri della scorsa settimana che hanno provocato centinaia di feriti.

Intanto parlamentari e gruppi di estrema destra accusano Naftali Bennett e il suo governo, sempre più fragile e precario, di capitolare di fronte ai rivoltosi e “consegnare una ricompensa nelle mani del nemico”. Tuttavia, il partito del primo ministro ricorda che tale pratica è stata adottata anche dal predecessore Benjamin Netanyahu in passato, durante le fasi di maggiore tensione. Domani è in programma un incontro col capo della polizia Kobi Shabtai per decidere la data di inizio del bando, di solito è in vigore negli ultimi 10 giorni delle festività islamiche. Un periodo sensibile, durante il quale moltissimi fedeli visitano e si fermano nella notte nello spiazzo antistante i luoghi di culto. 

I movimenti legati al Tempio - una organizzazione ombrello che raccoglie diversi gruppi ebraici radicali che vogliono ribaltare lo status quo e reclamano la sovranità dell’area, identificata come il monte del Tempio - affermano che il governo vuole chiudere per 12 giorni l’accesso. In passato, prosegue l’attacco, era abitudine bloccare l’area solo negli ultimi tre o quattro giorni di Ramadan. Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich, del Partito Sionista Religioso, affermano che “chiudere il monte del Tempio agli ebrei, il luogo più sacro per il popolo di Israele, è una vittoria per Hamas, per il terrorismo , per le rivolte scatenate dai nostri nemici”. In una nota il partito del premier, Yamina, replica che la decisione è presa solo sulla base di “considerazioni relative alla sicurezza” e di “raccomandazioni” giunte dalla Difesa. “Lo scorso anno - prosegue il comunicato - Netanyahu ha chiuso il monte del Tempio per 19 giorni sotto le pressioni di Hamas”. 

L’escalation della tensione e gli scontri nei luoghi sacri a Gerusalemme sta incrinando i rapporti fra Israele da un lato, e gli Emirati Arabi Uniti e la Giordania dall’altro dopo i progressi sul piano delle relazioni diplomatiche dell’ultimo periodo. Il governo israeliano ha attaccato ieri il primo ministro della Giordania, dopo che Bisher al-Khasawneh aveva esaltato la rivolta dei palestinesi alla Spianata e gli scontri con le Forze di sicurezza israeliane. Amman ha inoltre convocato l’ambasciatore israeliano - sostituito dal vice, perché fuori dal Paese - per consultazioni. 

In precedenza era stato lo stesso re hascemita Abdullah II a lanciare un appello a Israele, perché “metta fine a illegali misure provocatorie” nell’area. Le autorità israeliane, ha aggiunto il monarca, devono rispettare “lo status quo” nei suoi termini storici e giuridici e collaborare nel tentativo di disinnescare le crescenti contrapposizioni nell’area. Il 17 aprile si è svolto un lungo colloquio telefonico fra il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e l’omologo palestinese Mahmoud Abbas, durante il quale hanno espresso “ferma condanna” per i raid e le “provocazioni” dello Stato ebraico. Il leader di Ankara ha poi parlato con il presidente israeliano Isaac Herzog, con quest’ultimo che ha esortato a non prestare ascolto a “voci” che vogliono solo seminare discordia e “agire in modo responsabile per la calma” in questi giorni di festa. 

Tuttavia, gli effetti dell’escalation a Gerusalemme si vedono già sul terreno con le prime violenze registrate nell’area di Gaza. Ieri i caccia con la stella di David hanno compiuto alcuni raid nella Striscia - i primi da mesi a questa parte - in risposta al lancio di razzi dall’enclave palestinese verso il sud di Israele, dove hanno risuonato a lungo le sirene di allarme. Nella notte fra il 18 e il 19 aprile Hamas ha lanciato diversi razzi, neutralizzati dal sistema di difesa israeliano o precipitati in mare, al largo della costa di Tel Aviv. 

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