Visto negato a sacerdoti africani e asiatici

La discriminazione si basa sul timore che essi divengano immigrati illegali in Israele

Gerusalemme (AsiaNews) - Da circa un mese sacerdoti e religiose di origine africana e asiatica non riescono a ricevere il visto per visitare la Terrasanta. Il motivo: le autorità temono che sacerdoti e suore rimangano in Israele come immigrati illegali.

Nell'ultimo mese  sacerdoti e  suore indiane, preti del Burkina, del Sud Africa e del Mozambico, sono stati tutti bloccati per non aver ricevuto il visto. Alcuni uffici consolari e ambasciate di Israele all'estero hanno espresso come motivo il timore che questi sacerdoti emigrino in Israele per sempre. I preti e le suore in questione sono stati discriminati: pur essendo parte di un gruppo organizzato di pellegrini, il visto è stato negato solo a loro, africani e asiatici, mentre è stato concesso agli altri pellegrini occidentali o europei.

L'11 giugno scorso 2 gruppi di pellegrini, provenienti da India e Burkina Faso, sono stai bloccati a Parigi. In Francia essi si erano aggiunti ad altri gruppi di pellegrini per la Terrasanta. Con loro stupore, si sono visti rifiutare il visto, concesso invece ai pellegrini europei. I pellegrini emarginati si sono rivolti alla Nunziatura apostolica di Parigi, ma questa non ha potuto fare niente. L'Ambasciata di Israele a Parigi ha dichiarato che non poteva rilasciare i visti per africani e asiatici.

Sempre a Parigi, 4 preti sudafricani sono stati bloccati e il visto negato. Essi facevano parte di un gruppo di pellegrini: gli altri membri del gruppo, europei, hanno invece ricevuto il visto. L'agenzia di viaggio organizzatrice del pellegrinaggio, la Tesco-Terrasanta, ha telefonato al Ministero degli Interni a Gerusalemme per spiegazioni e la risposta è stata: "Noi non concediamo visti a individui; devono rivolgersi all'ambasciata a Parigi". Rivoltisi all'ambasciata, la risposta è stata: "Non abbiamo nessuna direttiva; devono chiedere al Ministero degli Interni".

La questione kafkiana per ora è stata risolta grazie all'interesse della Nunziatura di Gerusalemme e al deciso intervento del ministro degli esteri Gadi Golan che ha costretto l'ambasciata a rilasciare i visti richiesti.

Una settimana fa è successa la stessa cosa a un sacerdote mozambicano, che voleva partire da Lisbona a Gerusalemme. Anche per lui visto negato. Motivo: "timori che rimanga in Israele come emigrato illegale".

Fonti ecclesiali a Gerusalemme fanno notare: "Israele pubblicizza il turismo e il pellegrinaggio per risollevare l'economia della nazione  e poi la burocrazia mette tutti questi ostacoli. Se proprio temono che i preti rimangano qui come immigrati illegali, potrebbero dare un visto temporaneo e fornito del foglio di via".

 

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