L’inflazione rischia di soffocare le feste del Ramadan

I prezzi dei cibi sono aumentati fino al 100% rispetto all’anno scorso. Poveri e salariati i più colpiti. Le famiglie si preparano a Iftar più frugali. Appelli per ridurre i prezzi nel mese sacro, mentre alcuni danno la responsabilità dell’inflazione al cambio fisso delle loro monete con il dollaro.

Jeddah (AsiaNews) – Governi e Camere di commercio dei Paesi del Golfo sono preoccupati per l’inflazione che ha colpito le loro economie e che sta spingendo molti musulmani a cambiare le loro abitudini in occasione del Ramadan.

Il Ramadan musulmano è il mese del digiuno e quest’anno cade dal 1° al 30 settembre. La giornata dei fedeli passa nel digiuno totale – senza ingoiare cibo o bevande e nemmeno la propria saliva – fino al tramonto, quando in ogni casa si prepara una cena abbondante chiamata Iftar. A questi Iftar si invitano spesso amici, parenti e anche i poveri. Quest’anno però a causa dell’inflazione, molte persone prevedono che gli Iftar saranno più sobri e con meno inviti. I prezzi al consumo delle vettovaglie – riso, olio, farina di grano, lenticchie - sono aumentati spesso più del 100%. Le più colpite dagli aumenti sono le famiglie di salariati venute dall’estero: indiani, bangladeshi, pakistani, filippini, che hanno deciso di mantenere gli Iftar in modo più frugale. Alcuni lavoranti con le paghe più basse rischiano di non godere per nulla del Ramadan perché anche gli inviti a mangiare gratis durante il mese rischiano di ridursi.

I governi e i ministeri dell’economia continuano  a lanciare appelli perché i commercianti riducano i prezzi dei cibi, o almeno non li rialzino rispetto all’anno scorso. L’appello vale per il mese di Ramadan.

Il rialzo dei prezzi del petrolio e gli introiti fiscali hanno provveduto a riempire a cascata le casse dei Paesi del Golfo. Questo ha permesso loro di ridurre il debito pubblico. Ma l’inflazione  - cresciuta nell’ultimo anno – è stata altissima soprattutto in Qatar e negli Emirati,fino al 13,76% e 11,1%.

Vari analisti attribuiscono le responsabilità per questo rialzo al fato che le monete del Golfo (meno il Kuwait) sono legate a un cambio fisso con il dollaro americano.

 

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