A vuoto la prima sessione per eleggere il nuovo capo dello Stato libanese

La prossima riunione si terrà tra quasi un mese, il 23 ottobre. I deputati della maggioranza ribadiscono la volontà di arrivare ad eleggere il presidente della Repubblica con la maggioranza semplice, prevista dalla Costituzione a partire dalla seconda seduta parlamentare.

Beirut (AsiaNews) – E’ stata aggiornata al 23 ottobre la sessione del Parlamento libanese che dovrebbe eleggere il nuovo presidente della Repubblica. La decisione del presidente della Camera Nabih Berri è stata presa per la mancanza del quorum dei due terzi dei deputati, necessario per l’elezione ed è stata comunicata dal suo vice, Farid Magari.

 

Mentre l’intera zona intorno al Parlamento era chiusa dall’esercito, schierato anche con i blindati, nell’aula, secondo il deputato di maggioranza Mohammed Gabbani, erano presenti “più di 65 deputati, ma meno di 85”, cioè c’era la maggioranza assoluta, ma non quella dei due terzi. Ma mentre i parlamentari del maggioritario Movimento del 14 marzo erano in aula, esponenti dell’opposizione erano nella hall ed in altre sale del Parlamento. D’altro canto, da giorni Hezbollah, che la guida, ha annunciato il boicottaggio del voto presidenziale, a meno che non si raggiunga preventivamente un accordo su un candidato “di consenso”. La stessa linea, peraltro, è stata ribadita ancora ieri da Berri al termine della sua prevista visita al patriarca maronita Nasrallah Sfeir, “per avere chiarimenti e chiedere consiglio”. Per prassi costituzionale, il presidente della Repubblica deve essere un cristiano maronita.

 

Berri, che ha manifestato ottimismo, ha assicurato che il Libano avrà un presidente prima del 24 novembre, termine di scadenza dell’attuale capo dello Stato, Emile Lahoud.

 

Dalla maggioranza, anche al termine della fallita seduta di oggi, viene espressa la volontà di arrivare alla elezione, utilizzando la maggioranza assoluta dei voti, costituzionalmente prevista dalla seconda votazione in poi. “Abbiamo preso parte alla sessione di oggi per conservare il nostro diritto di votare in quella successiva a maggioranza semplice”, ha espressamente detto uno di loro, Elias Atallah. A giudizio dei deputati del “14 marzo” la richiesta di un candidato “di consenso” nasconde la volontà della Siria di avere un capo dello Stato libanese condizionabile, soprattutto per il futuro del tribunale internazionale che deve giudicare i responsabili degli omicidi politici commessi nel Paese dei cedri dopo il 2004, al quale Damasco guarda con grande preoccupazione.

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