Beirut (AsiaNews) – Giornata di lutto nazionale, oggi in Libano, per le vittime dell’autobomba – 80 chii di esplosivo - che ieri sera ha ucciso Walid Eido, deputato sunnita di Beirut, suo figlio Khaled ed altre otto persone. Unanime la condanna nazionale ed internazionale dell’attentato, il sesto dal 20 maggio, quando sono cominciati gli scontri tra l’esercito e i miliziani di Fatah al-Islam, nel campo profughi di Nahar al-Bared, nel nord del Paese.
Il Libano sta vivendo sotto lo choc dell'esplosione e tutti si chiedono quando verrà il momento della pace stabile e sicura. "Vogliamo vivere,vogliamo la pace": è la richiesta dei libanesi, costretti a rimanere nelle loro case per paura di non potervi tornare più, a causa delle esplosioni che girano da una parte all'altra del Paese.
Sul piano della politica interna, nelle fila della maggioranza antisiriana, della quale Eido era un esponente di rilievo, qualcuno avanza il sospetto che questa terza uccisione di uno dei loro deputati mira anche a ribaltare i numeri in parlamento. Di qui la rinnovata richiesta di tenere elezioni parziali per sostituire i deputati uccisi e la facile previsione che ancora una volta il presidente della Repubblica, Emile Lahoud negherà in vario modo questa possibilità.
Il primo ministro Fouad Siniora ha chiesto una riunione urgente del consiglio della Lega araba “perché assuma le sue responsabilità di fronte al Libano”. La riunione dovrebbe tenersi domani. Lo stesso Siniora ha anche chiesto che la Commissione d’inchiesta dell’Onu che sta indagando sull’assassinio dell’ex premier Rafic Hariri, estenda il suo lavoro anche all’omicidio di Eido. Alla stessa Lega, i deputati del “14 marzo”, il gruppo al quale apparteneva il parlamentare ucciso, chiedono una presa di posizione contro la Siria, accusata di essere il mandante della catena di attentati che mirano a distruggere il Libano.
Damasco, che naturalmente nega ogni addebito, diffonde oggi una presa di posizione ufficiale contro l’inviato speciale dell’Onu, Terje Roed-Larsen, che nel suo rapporto al Consiglio di sicurezza ha denunciato il traffico di armi che passa lungo il confine tra Siria e Libano e che, secondo il governo di Beirut, serve anche a dare sostegno a Hezbollah ed a gruppi di terroristi, come Fatah al-Islam. Una nota che l’agenzia Sana attribuisce ad una fonte ufficiale del Ministero degli esteri nega la verità delle accuse, “che accolgono in pieno ciò che Israele mette in giro allo scopo di danneggiare le relazione siro-libanesi”.










