Comitato post al-Azhar col patriarca maronita per la neutralità del Libano

Nel fine settimana l’ex premier Siniora, a capo del comitato, ha incontrato il card. Beshara Raï. Cristiani e musulmani sostengono l’appello del porporato nella lotta alla politica delle fazioni e dei conflitti perenni. L’appello alla comunità internazionale per la tutela del Paese dei cedri e il rispetto della sua sovranità.

di Fady Noun

Beirut (AsiaNews) - Il comitato interreligioso nato in seguito alla dichiarazione di al-Azhar (2017) sulla cittadinanza, la diversità e la complementarietà guidato dall’ex capo del governo Fouad Siniora ha manifestato pieno sostegno alla proposta del patriarca maronita, card. Beshara Raï, a favore della neutralità del Libano. Al termine di un incontro che si è tenuto il 13 marzo scorso a Bkerké, presenti i vertici del comitato e il patriarca maronita, Siniora ha dichiarato: “Siamo venuti qui oggi, cristiani e musulmani, per affermare il nostro sostegno all’appello del patriarca a favore della neutralità del Libano a fronte di una politica delle fazioni, dei conflitti armati e dei giochetti fra Stati. L’obiettivo è salvaguardare il nostro vivere in comune e confermare la missione del Libano nel quadro arabo e internazionale”. “Chiediamo - ha aggiunto - alla comunità internazionale di adempiere ai propri obblighi nei confronti di un membro fondatore delle Nazioni Unite”. 

“Il Libano - ha proseguito Siniora nel suo intervento - è testimone oggi, come afferma il patriarca, di un colpo di Stato contro la propria carta, la sua Costituzione e la propria sovranità, il che equivale ad attaccare la sua stessa ragion d’essere”. L’ex capo del governo vede nell’appello del patriarca Beshara Raï “quello di un buon pastore [...] di fronte a un oppressore che, grazie a un eccesso di forza che proviene dall’estero, mantiene in condizione di schiavitù il popolo libanese”. Egli rivolge dunque il proprio appello “ai cittadini di tutte le classi e comunità, affinché accolgano in modo generoso l’ iniziativa del patriarca”. 

“In tutto questo - ha affermato Siniora - noi possiamo scorgere l’eco della celebre ‘Dichiarazione sulla fratellanza umana’ (2019) sottoscritta da papa Francesco e dal grande imam di Al-Azhar, con tutto ciò che essa rappresenta come forza di moderazione e tolleranza in un mondo problematico. Una voce che il papa ha seguito una volta di più  nel contesto dello storico incontro avvenuto in Iraq con il grande ayatollah Ali al-Sistani, contribuendo in questo modo a preservare il pluralismo, la coesistenza e la sovranità dello Stato irakeno”. 

“Al momento di lasciare l’Iraq - ha aggiunto Siniora - sua Santità ha detto di voler andare in Libano, nazione che sta affrontato una crisi esistenziale. Allora come non stare dalla parte del Patriarca e sostenere le sue idee e i suoi sforzi per affrontare questa crisi?”. L’ex premier ha poi concluso: “Siamo giunti a dire che la protezione del Libano passa attraverso il rispetto del documento di intesa nazionale [l’accordo di Taëf], della Costituzione e del suo sistema democratico parlamentare, così come sulla applicazione delle risoluzioni internazionali (del Consiglio di sicurezza Onu) relative alla sua sovranità”. 

La delegazione del comitato che ha fatto visita a Bkerké comprendeva l’ex ministro Khaled Qabbani, l’ex parlamentare Farès Souhaïd, il co-presidente del Comitato nazionale per il dialogo islamico-cristiano Farès Souhaïd, insieme ai professori Mona Fayyad, Antoine Messarra (coordinatore del Master in relazioni islamo-cristiane all’università Saint-Joseph) e Khaled Ziadé.

Nella foto: il comitato interreligioso post al-Azhar a Bkerké. “A essere sotto attacco è la natura e l’essenza stessa del Libano”. Michel Akl/Bkerké

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