Contro l’islamofobia, l’invito al dialogo di papa Francesco guardando al Concilio Vaticano II

In rete si moltiplicano i video che attaccano la fede musulmana e descrivono la religione islamica solo per massacri e conversioni forzate La visita del pontefice in Egitto mostra come affrontare i pregiudizi. Ai leader islamici e alle loro istituzioni (come al-Azhar) il compito di incoraggiare le riforme. Ai cristiani è chiesto di accompagnarli in questo cammino lungo e difficoltoso.

di Fady Noun

Beirut (AsiaNews) - Sta diventando un vero e proprio fenomeno sociale. Siamo bombardati ogni giorno da video islamofobi che cercano tutti di dirci una sola cosa: la storia dell’islam è un tessuto di massacri e di conversioni forzate. Daesh [acronimo arabo per lo Stato islamico, SI] è “il vero volto dell’islam”. Tuttavia, questo non è ciò che insegna la Chiesa cattolica. Nella sua Dichiarazione sulle relazioni della Chiesa con le religioni non-cristiane “Nostra Aetate”, un testo figlio di un’aspra battaglia, il Concilio Vaticano II afferma: “Nel nostro tempo in cui il genere umano si unifica di giorno in giorno più strettamente e cresce l'interdipendenza tra i vari popoli, la Chiesa esamina con maggiore attenzione la natura delle sue relazioni con le religioni non-cristiane”.

Sulle varie religioni, il documento afferma poi: “La Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni”. Testimoniando la fede e la via cristiana, il testo incoraggia i cristiani a conservare e far progredire “i valori spirituali, morali e socio-culturali che si trovano in essi”. Sulla religione musulmana, in particolare, il documento precisa: “La Chiesa guarda anche con stima i musulmani che adorano l'unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini. […] Se, nel corso dei secoli, non pochi dissensi e inimicizie sono sorte tra cristiani e musulmani, il sacro Concilio esorta tutti a dimenticare il passato e a esercitare sinceramente la mutua comprensione, nonché a difendere e promuovere insieme per tutti gli uomini la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà”.

Bisogna dunque fare una scelta fra video e articoli che inneggiano al pugno di ferro da un lato, e gli insegnamenti della Chiesa dall’altro. Oggi non possiamo giudicare l’islam con argomenti che l’evoluzione della cultura e gli insegnamenti della Chiesa, in particolare quelli del Concilio Vaticano II, hanno reso anacronistici. I riferimenti alla fede devono necessariamente rimandare a questo insegnamento, che ci parla anche di “stima con la quale la Chiesa guarda ai musulmani”. Ed è d’altra parte l’esperienza concreta alla quale noi facciamo spesso riferimento. Certo, la dottrina della Chiesa cattolica può ancora evolvere, ma è permesso dubitare che essa evolverà nel senso della diffidenza. “Numerosi dissensi e inimicizie si sono manifestate fra cristiani e musulmani” nel corso della storia, prosegue il Vaticano II, ma ci viene chiesto di voltare pagina. I tempi che stiamo vivendo, peraltro, sono caratterizzati da una globalizzazione senza precedenti e inedita, che sconvolge tutto il corso delle relazioni internazionali.

In questi tempi caratterizzati da problemi, in cui gruppi fanatici ci fanno vedere quello che non è il vero volto dell’islam, ma il suo ghigno, la visita al Cairo di papa Francesco mostra al mondo, e in particolare ai cristiani del Libano, più preoccupati di chiunque altro - a motivo dell’eredità del vivere comune che essi devono preservare - come far fronte alla marea di pregiudizi di cui l’islam è oggetto.

Il contatto fra l’islam e una modernità intesa come la santa costituzione della fede e della ragione in sfere autonome (e non indipendenti), non può essere più procrastinato. Per centinaia di milioni di musulmani si tratta di intraprendere un cambiamento culturale radicale e istituzioni come al-Azhar, che il papa ha scelto di incoraggiare nel suo lavoro di riforma, sono le prime a dover prendere coscienza di questo cambiamento. Sta a noi accompagnarli per quanto ci è possibile, sapendo che sarà un processo lungo e difficoltoso. Quali che siano i precedenti storici dell’islam, a prescindere dai suoi eccessi del passato e di quelli presenti, cedere ai pregiudizi e ai discorsi che fomentano odio non può, oggigiorno, che distruggere i legami sociali e rinvigorire degli stati di violenza giacente. Questi video minano il nostro vivere comune. Per noi libanesi, sono il segno evidente che si tratta di elementi anti-cristiani (e forse premeditati). Perché ciò che abbiamo di fronte a noi, sono degli esseri umani in carne e ossa. Quello che abbiamo di fronte a noi, infatti, è la nostra natura di esseri umani. Certo, bisogna restare lucidi, fare prova di discernimento, di prudenza, ma non possiamo rimandare al passato per mettere a repentaglio le possibilità del presente. E per citare una delle frasi più forti del papa, pronunciata proprio in occasione dell’incontro all’università di al-Azhar: “L' unica alternativa alla civiltà dell'incontro è l'inciviltà dello scontro, non ce n'è un’altra”.

È molto meglio accogliere che escludere.

 

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