Cresce la corruzione nei Paesi arabi, Libano e Yemen i peggiori di tutti

Secondo lo studio condotto da Transparency International in nove Paesi arabi, il 92% dei libanesi e l’84% degli yemeniti considera in aumento la corruzione. Di contro, solo il 28% degli egiziani e il 26% degli algerini ritiene che la situazione stia peggiorando. La Tunisia unica nota di speranza: il 71% ritiene che anche le persone comuni “possono fare la differenza” nella lotta alla corruzione.

Beirut (AsiaNews/Agenzie) - La corruzione è un fenomeno in continua crescita, con un’incidenza particolare nel Libano, nazione piombata da tempo in una gravissima crisi politica, e in Yemen, martoriato da un conflitto sanguinario con derive estremiste islamiche. È quanto emerge da uno studio elaborato dagli esperti di Transparency International (TI), pubblicato questa mattina e condotto in nove diversi Paesi e territori della regione araba. 

Lo studio dell’Ong con sede a Berlino (Germania) mostra che il 61% degli interpellati nei nove Stati (Yemen, Egitto, Sudan, Marocco, Libano, Algeria, Territori palestinesi, Tunisia e Giordania), ritiene “in aumento” la corruzione. Tuttavia, i dati variano - e di molto - da un territorio all’altro. 

Infatti, il 92% dei libanesi, l’84% in Yemen e il 75% degli intervistati in Giordania ritiene che la corruzione sia in crescita; di contro, solo il 28% in Egitto e il 26% in Algeria ritiene che la situazione stia peggiorando. Inoltre, il 77% degli yemeniti e il 50% degli egiziani hanno ammesso di aver pagato una tangente per poter usufruire di un servizio pubblico, contro il 9% dei tunisini e il 4% dei giordani. 

A questo si aggiunge il malcontento delle opinioni pubbliche contro i rispettivi governi, accusati di non fare abbastanza nella lotta contro la corruzione: anche qui il dato è assai negativo in Yemen (91% di insoddisfazione verso il governo) e 58% in Egitto. 

Secondo gli esperti di Transparency International “l’insoddisfazione verso dirigenti e regimi corrotti” è stato uno dei catalizzatori “del desiderio di cambiamento nella regione”, in particolare è stato il motore delle varie Primavere arabe, sebbene in gran parte fallite. “Cinque anni più tardi - avvertono - lo studio mostra che i governi hanno fatto poco o nulla in materia di leggi anti-corruzione”.

Particolare preoccupazione emerge per il Libano, piombato in una gravissima crisi politica, senza presidente da ormai due anni e legislative dal 2009. I dati emersi nel Paese dei cedri sono molto simili a quelli emersi in Yemen, nazione piombata in una sanguinosa guerra civile. 

L’unica nota di speranza proviene dalla Tunisia, sola nazione teatro della Primavera araba a non essere piombata nel caos o dittatura. Per il 71% degli abitanti tutti possono contribuire alla lotta contro la corruzione e “persone comuni possono fare la differenza”; tuttavia, la maggioranza (62%) afferma che l’azione del governo è insoddisfacente e la corruzione continua ad aumentare (64%). 

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