Crisi economica e Covid-19: la Chiesa libanese offre terreni ai cittadini

L’annuncio ieri del patriarca maronita durante l’omelia della messa domenicale. Il porporato denuncia l’aumento della disoccupazione, i livelli “inaccettabili” di inflazione e un calo “terribile” della lira. Oggi l’agricoltura è “una necessità primaria”. Critiche a una giustizia “vendicativa” e una classe politica che non si cura del benessere del popolo.

di Dario Salvi

Beirut (AsiaNews/Agenzie) - La Chiesa libanese mette i propri terreni “a disposizione della società”, per contribuire a risollevare un Paese che deve fronteggiare la peggiore crisi economia e finanziaria della propria storia. È quanto ha annunciato ieri, durante la messa domenicale, il patriarca maronita card Beshara Raï, sottolineando che nel Paese “è aumentata la disoccupazione”, povertà e inflazione hanno raggiunto “livelli inaccettabili” e il calo della lira è “terribile”. 

Per il porporato l’agricoltura oggi “è una necessità primaria” e, per questo, la Chiesa “mette a disposizione le proprie terre” ai cittadini, perché possano sfruttarle “a livello agricolo e garantire il cibo”, anche e soprattutto perché “il Libano importa il 70% del fabbisogno alimentare”. Il primate maronita ha quindi assicurato che “in questo modo riporteremo i libanesi alle loro terre”, ne “limiteremo la vendita” e, così facendo, “freneremo l’emigrazione”.

Da mesi il Paese dei cedri è attraversato da una profonda crisi economica, politica e istituzionale, aggravata dalla guerra in Siria e che si è acuita con il nuovo coronavirus. Un Libano sempre più nel caos e che preoccupa i vertici cristiani, secondo cui è in atto “un complotto per cambiare il volto” della nazione. In risposta alla crisi economica, cui si è sommata anche quella Covid-19, la Chiesa è già intervenuta nelle scorse settimane offrendo due istituti religiosi per ospitare pazienti non gravi in fase di convalescenza. 

Il card Raï ha anche criticato una giustizia che definisce “vendicativa” e non ha risparmiato critiche ai giudici, pur senza nominarli mentre gli arresti si susseguono in modo incessante. “Certi magistrati - sottolinea - emettono le loro sentenze sulla base di motivazioni politiche o per vendetta”, senza alcuna cura “per la dignità delle persone”. “Il nostro sistema democratico - chiede - si è trasformato in un un sistema di polizia e dittatoriale?”.

A conclusione, egli si è rivolto al cittadino che non ha nemmeno un rappresentante al quale può rivolgersi: “Con chi può lamentarsi il cittadino? Al proprio leader politico di riferimento, perché lo protegga? E se non ha un referente politico, dovrebbe subire l’ingiustizia in silenzio? Che cosa significa - ha concluso il porporato - questa giustizia vendicativa?”. 

Secondo il bilancio aggiornato, in Libano vi sono 911 casi accertati di nuovo coronavirus e 26 vittime. Il debito pubblico ha raggiunto il 170% del Pil e quello estero ammonta a 83 miliardi dollari, la disoccupazione è in continuo aumento, soprattutto fra i giovani, e la valuta locale è in crollo costante da tempo. Il 45% della popolazione vive in condizioni di povertà e il 22% in una realtà di “estrema” povertà.

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