Elezione del presidente: 11mo rinvio

Maggioranza e opposizione sono d’accordo per eleggere il cristiano maronita Sleiman, capo delle forze armate, ma discutono sulla corretta procedura. Spaccatura tra i politici cristiani. E’ la peggior crisi politica dalla guerra civile finita nel 1990 ed è in pericolo la stabilità del Paese.

Beirut (AsiaNews/Agenzie) – Rinviata per l’11ma volta l’elezione del nuovo presidente libanese, ora fissata al 12 gennaio. La maggioranza di governo filooccidentale e l’opposizione filosiriana sono d’accordo per eleggere il capo delle forze armate, generale Michael Sleiman, cristiano maronita, ma discutono sulla corretta modalità di elezione. Per la maggioranza occorre cambiare l’art. 49 della Costituzione che vieta l’eleggibilità dei militari fino a due anni dopo che hanno lasciato l’ufficio. Tuttavia Nabih Berri, portavoce del Parlamento e capo del movimento di opposizione sciita Amal, ritiene possibile eleggerlo subito, grazie all’art. 74 della Costituzione che dispone l’immediata elezione del nuovo presidente se la carica rimane vacante. Il suo gruppo rifiuta di votare l’emendamento costituzionale proposto dal premier Fouad Siniora, dicendo che non accetta proposte legislative da un governo che reputa illegittimo.

L’opposizione Hezbollah ha detto che parteciperà al voto solo se prima ci sarà “un accordo politico generale” con la maggioranza, che comprenda un diritto di veto sulle decisioni più importanti. Il leader dei cristiani all’opposizione, Michel Aoun, ha pure criticato la posizione del governo che “può danneggiare la stabilità del Paese”.

La situazione ha anche creato una grave spaccatura nella comunità cristiana, divisa tra i due gruppi.

L’ufficio è vacante da quando il 23 novembre è spirato il mandato di Emile Lahoud. L’elezione è rimasta sospesa dal 25 settembre per il boicottaggio dell’opposizione, che fa venire meno il quorum legale dei due terzi del parlamento. E’ anche necessario ottenere una maggioranza dei due terzi dei voti. L’attuale vuoto di potere costituisce la peggior crisi politica dalla guerra civile del 1975-1990 e rischia di aggravare l’incerta situazione interna.

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