Gli italiani insegnano ai bambini libanesi come evitare le bombe, ma...

Con giochi di ruolo, canzoni e un cartone animato, il contingente italiano insegna ai bambini libanesi a riconoscere ed evitare oltre 1 milione di bombe inesplose nelle strade e nei campi. Ma l’Italia è anche tra i grandi fornitori di armi per Siria e Libano.

Beirut (AsiaNews/Agenzie) – In Libano la forza di pace italiana insegna alla popolazione come evitare le bombe inesplose e le mine sotterrate. Negli anni scorsi l’Italia è stato il maggior fornitore di armi al Libano.

 

La divisione per i servizi umanitari del contingente italiano della missione Unifil in Libano svolge campagne sulla pericolosità degli ordigni bellici rimasti inesplosi dopo la guerra con Israele dell’estate 2006. L’esercito libanese e il contingente di pace hanno già eliminato almeno 1 milione di ordigni. Ma si calcolano esserci ancora oltre un milione di bombe e munizioni inesplose nel Libano meridionale. Si trovano in strade, case, campi coltivati di cotone e di olive e le notizie di persone uccise o mutilate da esplosioni sono frequenti.

 

Gli studenti del meridione del Paese imparano così a riconoscere i diversi tipi di bombe e come evitarli. Giochi di ruolo, canzoni e quiz sono usati dagli italiani per rendere i ragazzi più attenti.

Per i bambini in età pre-scolare, gli italiani hanno creato un cartone animato, “Dora l’esploratrice”, che parla loro delle bombe. Dora e il suo compagno, la scimmia Boots (“Stivali”), camminano nei terreni meridionali e incontrano molte bombe. Chiedono consiglio ai bambini su cosa debbono fare, per evitare i pericoli e continuare il viaggio.

 

Un portavoce del contingente italiano spiega che i bambini piccoli “sono la più probabile vittima degli ordini inesplosi, perché vanno molto in giro e finiscono nei campi minati”. “Abbiamo una responsabilità morale e umanitaria verso questa popolazione”.

 

Esperti ricordano, peraltro, che tra il 2000 e il 2004 l’Italia è stata la prima fornitrice di armi al Libano e il terzo maggior esportatore mondiale di materiali bellici, dopo Russia e Cina, secondo un’inchiesta basata su dati del commercio estero delle Nazioni Unite. In questo periodo c’è stato un traffico di armi verso Iran, Sudan, Libia, Siria e Libano per 327 milioni di dollari Usa, finiti per 86 milioni alla Russia, per 73,8 milioni alla Cina (Iran e Sudan) e per 34,1 milioni all’Italia che ha esportato soprattutto verso la Siria (20 milioni) e il Libano (13,8 milioni, specie armi leggere e munizioni).

 

Secondo Amnesty International, nel 2004 e nei primi mesi del 2005 l’Italia ha aumentato del 16% le autorizzazioni a esportare armi da guerra, anche in Paesi in conflitto tra loro come India e Pakistan.

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