L’Onu “prenderà tutte le misure necessarie” per istituire il tribunale internazionale

L’affermazione del segretario generale Ban Ki-moon all’indomani dell’entrata in vigore della risoluzione che istituisce l’organo giudicante. Una nuova iniziativa diplomatica saudita. L’esercito ha distrutto la casa del capo di Fatah al-Islam a Nahar al-Bared.

Beirut (AsiaNews) - Le Nazioni Unite “prenderanno tutte le misure necessarie” per l’istituzione del tribunale internazionale incaricato di giudicare gli assassini dell’ex premier libanese Rafic Hariri. C’è un doppio intervento nella crisi libanese nella dichiarazione resa stanotte da Michele Montas, portavoce del segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon all’indomani dell’entrata in vigore della risoluzione del Consiglio di sicurezza di dar vita al tribunale: a quella riguardante l'organo giudicante, infatti, ha fatto seguito la conferma che lo stesso Ban vuole chiedere la proroga fino a fine anno del mandato della Commissione internazione di inchiesta, guidata da Serge Brammertz, che sta indagando sugli assassini politici commessi in Libano negli ultimi anni.

 

Ancora sul piano della politica internazionale, va registrata una nuova iniziativa dell’Arabia Saudita: re Abdullah sta per iniziare un giro in Europa proprio allo scopo di cercare una via d’uscita alla crisi libanese, che continua ad attorcigliarsi su se stessa. In particolare re Abdullah ha in programma colloqui con la Francia, prima della fine del mese.

 

In Libano si parla anche di una missione conoscitiva della Santa Sede che potrebbe arrivare a Beirut, mentre il nuovo consiglio direttivo della Lega maronita ha chiesto di essere ricevuto dal Papa.

 

Sul piano militare, infine, un bombardamento di due ore da parte dell’esercito libanese ha segnato questa mattina la nuova giornata di scontri a Nahar al-Bared dopo che ieri i militari hanno portato a termine con successo un raid all’interno del campo, distruggendo la casa di Shaker Abssi, il capo di Fatah al-Islam. La missione dei commando ha permesso anche il sequestro di “documenti”. Sempre ieri, tra le vittime, due operatori della Croce rossa, uccisi dai cecchini degli assediati.

 

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