Lega Araba a Damasco, conclusioni “tiepide”

Consigli sul nuovo presidente in Libano e sull’eliminazione delle milizie in Iraq. La Siria proclama il successo, ma il mondo arabo è più diviso, mentre cresce l’importanza di Teheran.

di Paul Dakiki

Damasco (AsiaNews) – Il 20° summit della Lega araba, il primo in territorio siriano, si è concluso ieri con esortazioni e consigli che molti osservatori definiscono “tiepidi” e “modesti”. La Dichiarazione letta dal segretario Abu Mussa chiede maggiore impegno per risolvere la crisi libanese, maggiore presenza di diplomatici arabi a Baghdad, tenendo aperta l’offerta di pace con Israele.

L’incontro è stato boicottato totalmente dal Libano, che accusa la Siria di frenare i tentativi di eleggere un nuovo presidente a Beirut. Anche altri Stati, la metà dei 22 componenti la Lega, fra cui Egitto, Arabia saudita, Giordania, in più o meno velata accusa contro Damasco, hanno inviato solo dei diplomatici e non i loro capi di Stato.

Walid al Muallem, ministro siriano degli esteri, ha invece dichiarato che il summit è stato un successo, nonostante i tentativi di boicottaggio. E Bashar Assad si è perfino dichiarato estraneo ad ogni influenza sulla politica libanese.

I leader arabi hanno sottolineato i loro impegno a risolvere il problema del Libano chiedendo alla classe politica libanese di eleggere il candidato scelto da tempo, il gen. Michel Sleiman. Dallo scorso novembre il Paese non ha più il presidente e il parlamento – per motivi di insicurezza, attentati e divisioni interne – non riesce a radunarsi per votare il candidato che sembra apprezzato dalla maggioranza e dall’opposizione. Una nuova seduta del parlamento libanese – la 18ma - è programmata per il 22 aprile.

La Lega araba ha invitato l’Iraq a “sciogliere tutte le milizie armate senza eccezione… affrettando la costituzione e l’addestramento di forze armate irakene e di forze di sicurezza in preparazione al ritiro delle truppe straniere”. Essa ha anche chiesto a tutti i Paesi arabi di potenziare la loro presenza in Iraq, aprendo le loro ambasciate.

Il summit ha riproposto l’iniziativa araba per la pace con Israele. L’idea, lanciata in origine dall’Arabia saudita, propone rapporti diplomatici di tutti gli Stati arabi con lo stato d’Israele in cambio di un trattato di pace di quest’ultimo coi palestinesi e il ritorno dei profughi.

Il summit ha mostrato un mondo arabo sempre più diviso e una Siria sempre più isolata a causa della sua influenza nella crisi libanese. Con un scelta che rafforza questa divisione, la Siria ha invitato a partecipare al summit anche un rappresentante dell’Iran, accrescendo ancora di più le paure dei Paesi arabi su disegni egemonici di Teheran sul Medio oriente.

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