Lutto nazionale in Libano dopo l’attentato a Bourj el-Barajne

Il doppio attentato, rivendicato dallo Stato islamico, ha fatto 43 morti e 239 feriti. L’obbiettivo era colpire gli “apostati” sciiti e gli Hezbollah, che appoggiano militarmente Bashar Assad. Il Mufti (sunnita): “Questo crimine ha colpito persone innocenti”. La condanna di Ban Ki-moon. I partiti libanesi spingono all’unità.

di Paul Dakiki

Beirut (AsiaNews) – Tutto il Paese osserva oggi una giornata di lutto nazionale dopo un doppio attentato nella periferia sud della capitale, Bourj el-Barajne, quartiere sovrappopolato, considerato la base popolare degli Hezbollah, il gruppo militante sciita.

Il doppio attentato è stato rivendicato dallo Stato islamico come vendetta contro l’appoggio che Hezbollah dà alla Siria di Assad.

L’attacco ha fatto 43 morti e 239 feriti, alcuni in modo gravissimo.

Secondo la rivendicazione dello SI, “soldati del Califfato hanno fatto scoppiare esplosivi innestati su una motocicletta in un’area frequentata dai Rafida [termine dispregiativo per indicare gli sciiti –ndr]”.

“Dopo che gli apostati si sono radunati nella zona, uno dei cavalieri del martirio ha fatto scoppiare la sua cintura esplosiva in mezzo a loro”, per fare più vittime possibili.

La versione della polizia è leggermente diversa. Secondo le forze dell’ordine un kamikaze si è fatto scoppiare con una cintura esplosiva in una zona piena di negozi. Dopo sette minuti, un altro kamikaze si è fatto scoppiare, facendo ancora più vittime. Il cadavere di un terzo candidato al martirio è stato trovato morto, ma non era riuscito a far detonare la sua cintura esplosiva.

Gli Hezbollah sono scesi in campo affianco ad Assad nel 2013, con grandi successi militari. Fra luglio 2013 e febbraio 2014, vi sono stati almeno nove attacchi contro sedi di Hezbollah. Quello di ieri è il più sanguinoso e il più crudele perché ha colpito gente comune.

Fra i primi a commentare l’attentato vi sono Francia e Stati Uniti. Il segretario dell’Onu, Ban Ki-moon ha parlato di “atto da condannare” e ha esortato i libanesi a “continuare a lavorare per preservare la sicurezza e la stabilità del Paese”.

Il Mufti della repubblica, Cheikh Abdellatif Deriane, sunnita, ha dichiarato che “questo crimine che ha colpito persone innocenti è da condannare dal punto di vista religioso e non ha nulla a che vedere con l’islam. Questo terrorismo nero deve essere combattuto rifiutando i contrasti e rimanendo attaccati all’unità fra i musulmani”.

Anche i leader dei diversi partiti libanesi hanno dichiarato che l’attentato è “colpisce tutta la nazione” e hanno promesso di lavorare ancora più insieme.

Da oltre un anno il Libano non riesce ad eleggere un nuovo presidente per lotte interne e di potere fra i gruppi cosiddetti cristiani e per ostruzionismo dei gruppi sciiti. A queste tensioni si aggiungono i tentativi di influenzare i risultati da parte di Arabia saudita e Iran.

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