Patriarca maronita ai giovani: il Libano ha bisogno della vostra rivoluzione

Il porporato torna ad attaccare la classe dirigente, colpevole della crisi politica, economica, istituzionale e sociale. Serve trovare una “breccia” per uscire dalla crisi senza aspettare “scadenze” imposte dall’estero. I politici “non padroni del popolo, ma servitori”. Metropolita greco-ortodosso di Beirut: nessuna “misericordia” per le vittime delle esplosioni.

di Dario Salvi

Beirut (AsiaNews/Agenzie) - È necessario trovare “una breccia” nel blocco generalizzato a livello politico, economico e finanziario che ha colpito il Libano, senza aspettare “le scadenze” imposte dall’estero. È quanto ha sottolineato ieri, nell’omelia della messa domenicale, il patriarca maronita card Beshara Raï, che si rivolge ai giovani chiedendo di non lasciare il Paese. “Capisco la vostra sfiducia - ha detto il porporato - e condivido la vostra delusione […], ma il Libano ha bisogno della vostra rivoluzione e della vostra collera”. 

Il leader della Chiesa maronita torna sulla crisi politica, economica e istituzionale che ha investito (ormai da tempo) il Paese dei cedri. Una situazione già precaria, cui il Covid-19 ha dato il colpo di grazia, spingendo il 55% della popolazione sotto la soglia di povertà in un contesto di emergenza continua che ha innescato, fra gli altri, anche un aumento dei suicidi

Ieri a Dimane il card Raï ha pronunciato una nuova requisitoria contro la classe dirigente libanese che presta “poca attenzione” ai bisogni delle persone e dove “un gruppo politico” controlla “il destino” della nazione e fa fallire i faticosi tentativi di formare un governo. A voi, sottolinea il porporato, “diciamo: non siete i padroni del popolo, ma i suoi servitori”. Egli invita a guardare alla Costituzione per sbloccare l’impasse senza aspettare interventi dall’estero, per superare “il coma costituzionale nel quale è piombata la nazione”. 

L’ultimo pensiero del card Raï è rivolto ai giovani, che devono “riflettere a fondo” prima di prendere la decisione di emigrare perché “le crisi economiche, finanziare, sociali e sanitarie sono ovunque nel mondo”. Il Libano, ha concluso, “ha bisogno soprattutto di voi. [Il Paese] ha bisogno della vostra rivoluzione, della vostra collera, della vostra coscienza, della vostra educazione, della vostra cultura, della vostra nobiltà e del vostro modo di vivere”. 

Contro la classe dirigente si è scagliato ieri anche il metropolita Élias Audi, vescovo dei greco-ortodossi di Beirut, che nella messa celebrata nella cattedrale di san Giorgio ha sottolineato a più riprese la mancanza di “misericordia”, soprattutto fra i politici che si definiscono “cristiani”. “Dove è la misericordia - si è chiesto il prelato - se gli abitanti dei quartieri devastati dalla doppia esplosione del 4 agosto scorso non sono ancora tornati nelle loro case, mentre l’inverno è alle porte?”. Il pericolo, avverte, è quello di una “alienazione della loro identità sociale, culturale, architettonica” per quartieri che “tramandano la memoria di Beirut” e che “hanno resistito alla guerra e ai tentativi di distruzione”.

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