Sfeir: per il prossimo capo dello Stato non farà nomi, ma indicherà un profilo

Se il Paese avrà due presidenti e due governi andrà verso la distruzione. Non escluso un incontro con Berry e un appello dei vescovi maroniti.

Beirut (AsiaNews) – Il patriarca maronita Nasrallah Sfeir non farà nomi in vista dell’elezione del prossimo presidente della Repubblica – che per prassi costituzionale deve essere maronita – vede nell’eventualità che si arrivi a due governi e due presidenti – ipotizzata dall’attuale presidente Emile Lahoud e dall’opposizione – il pericolo della distruzione del Libano e non esclude un appello dei vescovi maroniti.

 

In una lunga intervista a L’Orient-Le Jour, il cardinale, riferendosi anche ai suoi incontri con i massimi responsabili della politica italiana e del Vaticano, compreso Benedetto XVI, si sofferma sulla scelta del prossimo capo dello Stato, momento chiave nell’evoluzione della lunghissima crisi politica libanese. Dovrà essere, afferma il patriarca, espressione di un accordo “o quasi”, un uomo “ad uguale distanza da tutte le parti, sincero ed integro, esperto nelle questioni politiche”.

 

Sempre a proposito dell’elezione, il card. Sfeir accenna alla possibilità di un incontro con il presidente della Camera, Nabih Berri, promotore di un’iniziativa alla quale stanno facendo riferimento tutte le forze politiche, anche se ancora mancano pronunciamenti definitivi.

 

Oggi il patriarca dovrebbe incontrare anche il rappresentante dell’Onu incaricato dell’applicazione della risoluzione 1559, Terjé Roed-Larsen.

 

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