Vescovi greco-cattolici: Una Siria unificata, libera, democratica e pluralista

Il raduno della conferenza dei vescovi di Siria ha dovuto tenersi in Libano, a causa della situazione. Vicinanza e solidarietà alle vittime. Il ricordo dei vescovi, sacerdoti e fedeli rapiti. Almeno 100 chiese sono state danneggiate o distrutte. Gli auguri a papa Francesco e la promessa di "non spegnere" la speranza.

di Fady Noun

Beirut (AsiaNews) - Un cessate-il-fuoco; un regolamento pacifico e rapido del conflitto; la continuazione di Ginevra II; e soprattutto "una Siria unificata, libera, democratica e pluralista, dove tutti godono dei diritti di cittadinanza, dove tutti vivono nella dignità  per tutti i componenti del tessuto sociale e comunitario siriano".

Tutte queste richieste sono contenute nell'appello lanciato ieri alla fine del raduno dalla Conferenza dei vescovi greco-cattolici siriani, tenutosi nella sede patriarcale di Raboué a tre anni dalla guerra civile. A causa della guerra e delle difficoltà dei trasporti interni, i vescovi hanno dovuto decidere per la sede libanese, impossibilitati a incontrarsi in Siria.

La conferenza si è riunita sotto la presidenza del patriarca Gregorio II, alla presenza del patriarca siro-cattolico Ignazio Youssef III Younan e del nunzio apostolico in Siria, mons. Mario Zenari.

Alla fine dell'incontro, durato solo un giorno, la conferenza episcopale ha pubblicato un comunicato, in cui i vescovi fanno proprie le parole della Gaudium et spes (1965): "Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore".

I vescovi affermano che essi portano "il lutto per i martiri e pregano per i malati, i feriti e i disabili, i senzatetto e gli emarginati". Essi non si dimenticano "degli ostaggi e degli scomparsi, in particolare dei due vescovi Youhanna Ibrahim e Boulos Yazigi, come pure dei sacerdoti Michel Kayyal e Ishac Mahfouz e di un gran numero di fedeli".

La conferenza  rifiuta "ogni forma di estremismo, di stigmatizzazione religiosa (takfir), di assassinio, criminalità, ricatto, ed ogni aggressione contro l'uomo e i suoi beni". Essa denunica inoltre "tutti gli attentati contro i luoghi di culto, chiese e moschee, e in particolare contro le chiese della comunità greco-cattolica".

"Più di 100 chiese - si afferma - delle diverse comunità sono state danneggiate o distrutte fino ad oggi".

I vescovi dichiarano la loro solidarietà "alla Siria, governo e popolo" e appoggiano "ogni sforzo per un regolamento pacifico e rapido del conflitto, in particolare attraverso la Conferenza di Ginevra".

"Noi - si afferma - vogliamo una Siria unificata, libera, democratica e pluralista, dove tutti godono dei diritti di cittadinanza, dove tutti vivono nella dignità  per tutti i componenti del tessuto sociale e comunitario siriano".

Con l'occasione della Grande Quaresima, i vescovi invitano "alla preghiera e al digiuno, come pure alla solidarietà verso gli sfollati, sia all'interno della Siria che all'estero".

I vescovi si dicono risoluti a non farsi trascinare "dalla disperazione,  dall'abbattimento o dalla paura, nonostante la grandezza della prova e del dramma che si aggrava di giorno in giorno".

Essi sono "in pieno ascolto della voce del papa e della sua preghiera per la Siria, che ci invita a non perdere il coraggio della preghiera e a non lasciare che si spenga la fiamma della speranza nei cuori".

La conferenza dei vescovi greco-cattolici chiede a tutti i siriani di "lavorare con tutti i mezzi, a livello locale, regionale e internazionale per un cessate-il-fuoco, l'apertura al dialogo, la riconciliazione e la ricostruzione".

Alla fine, dopo aver formulato gli auguri al pontefice, per l'anniversario della sua elezione (13 marzo), i vescovi invocano il soccorso e l'intercessione della Vergine, Nostra Signora di Damasco e Nostra Signora di Saadnaya.

 

 

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