Assad promette la fine delle violenze entro il 10 aprile, secondo il piano di pace dell'Onu

La conferma viene da Kofi Annan. Se Assad blocca le violenze anche i ribelli devono abbandonare le armi. Ma proprio nei giorni scorsi i ribelli hanno ricevuto il sostegno economico da Arabia saudita e Paesi del Golfo. Scettica l'ambasciatrice Usa all'Onu.

New York (AsiaNews/Agenzie) - La Siria ha accettato la data del 10 aprile come termine per la fine delle violenze e l'accettazione del piano di pace voluto dall'Onu per il Paese. La notizia è stata data ieri sera dallo stesso Kofi Annan in una videoconferenza con il Consiglio di Sicurezza dell'Onu.

Kofi Annan, inviato delle Nazioni Unite e della Lega araba, è il responsabile per un piano di pace che entro il 10 aprile esige un cessate il fuoco dell'esercito e dei ribelli; permettere l'arrivo di aiuti umanitari nelle zone colpite dal conflitto; aprire un dialogo politico fra il regime e gli oppositori; rilasciare tutti i prigionieri detenuti in modo arbitrario; permettere l'entrata e il lavoro dei giornalisti; garantire libertà di associazione e di dimostrare in modo pacifico.

Già la settimana scorsa la Siria aveva detto di accettare il piano di pace, ma scontri e violenze sono continuate a Homs e a Idlib.

Susan Rice, ambasciatrice Usa all'Onu, si è mostrata scettica sulle promesse della Siria: "Abbiamo visto tante promesse fate e tante promesse non mantenute", ha detto.

Il problema di fronte a cui si trova Annan è come verificare l'attuazione del piano. Se Assad mette fine alle violenze, anche i ribelli devono abbandonare le armi entro 48 ore dal 10 aprile. Ma proprio nei giorni scorsi Arabia saudita e Paesi del Golfo hanno deciso di aprire un fondo di 100 milioni di dollari per "pagare i salari" dei combattenti e dei soldati dell'esercito che disertano.

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