Aleppo, offensiva dell’esercito siriano sui quartieri ribelli: 65 vittime in quattro giorni

Dopo tre settimane di relativa calma sono ripresi gli attacchi russi e siriani sul settore est della città. Gli abitanti hanno trascorso la notte nei rifugi e nelle cantine. I ribelli rispondono lanciando razzi e ordigni sui quartieri occidentali, controllati dal governo. Stime Onu parlano di oltre 700 morti da fine ottobre.

Aleppo (AsiaNews/Agenzie) - Per il quarto giorno consecutivo questa mattina aerei dell’esercito siriano e mezzi dell’artiglieria pesante hanno bombardato la zona orientale di Aleppo, in mano ai ribelli, dopo oltre tre settimane di relativa calma. Nel frattempo Damasco e l’alleato russo stanno intensificando l’offensiva per riportare l’intera città - divisa in due settori dal 2012 -  sotto il completo controllo delle truppe governative.

Fonti locali riferiscono che gran parte della popolazione ha trascorso la notte nei sotterranei, nelle cantine e nei rifugi per sfuggire alle bombe. Barili bombe e altri ordigni sono piovuti sul settore orientale fino alla mezzanotte di ieri; dopo qualche ora di tregua nella notte, con le prime luci dell’alba sono ripresi gli attacchi congiunti russo-siriani. 

I ribelli hanno risposto ai bombardamenti aerei con il lancio di razzi e missili verso il settore ovest, dove vive la maggioranza della popolazione (1,2 milioni di persone).

Ieri i raid aerei dell’esercito governativo ad Aleppo est hanno ucciso almeno 25 civili.  A denunciarlo sono gli attivisti dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, ong con base a Londra e una fitta rete di informatori sul territorio.

Almeno otto distretti del settore orientale di Aleppo - controllato da ribelli e jihadisti, dove vivono circa 250mila persone in condizioni di assedio - sono stati oggetto di bombardamenti; il governo siriano sembra voler imprimere un’accelerazione all’offensiva, per cercare di riunire la metropoli del nord, un tempo capitale economica e commerciale del Paese. 

Sempre ieri 20 persone sono rimaste uccise nello scoppio di un’autobomba nella cittadina di Azaz, a nord di Aleppo, controllata dai ribelli. Secondo quanto riferisce un portavoce del movimento di opposizione Nour al-Din al-Zinki, nell’esplosione sarebbero morti civili e alcuni combattenti. 

In precedenza, lo scorso 16 novembre le bombe dei caccia siriani avevano colpito un ospedale pediatrico del distretto di Shaar, anch’esso nella zona orientale di Aleppo. A denunciarlo medici e attivisti che operano nella struttura, e che hanno dovuto trasferire in tutta fretta i pazienti, fra cui alcuni bambini nati prematuri ancora all’interno delle incubatrici. 

In quattro giorni di scontri sarebbero morte almeno 65 persone, fra i quali diversi bambini. Secondo stime delle Nazioni Unite il numero totale delle vittime registrate dalla fine di ottobre ad Aleppo è superiore a 700, la maggior parte delle quali vivevano nella zona orientale controllata dai ribelli.

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