Arcivescovo armeno di Aleppo: le parole del Papa, segno di speranza per tutti i siriani

Mons. Marayati, commenta il messaggio del pontefice al popolo siriano pronunciato ieri all'Angelus. I cattolici di Aleppo affrontano la guerra pregando e digiunando per il dialogo e la riconciliazione. Fonti di AsiaNews sottolineano le gravi condizioni della popolazione. Alto il rischio di una catastrofe umanitaria.

Aleppo (AsiaNews) - "La vicinanza del Santo Padre al popolo siriano ci conforta e infonde speranza nei nostri cuori. Le sue parole richiamano tutti i cattolici di Siria a pregare per la pace e per la riconciliazione fra sunniti e alawiti". È quanto afferma ad AsiaNews mons. Boutros Marayati, arcivescovo cattolico-armeno di Aleppo. Il prelato racconta che il messaggio del Papa pronunciato ieri all'Angelus è già stato tradotto in arabo e nei prossimi giorni sarà diffuso nelle varie parrocchie e diocesi del Paese.

L'arcivescovo sottolinea che in questi giorni di guerra la popolazione ha paura e si sente impotente di fronte alle violenze in corso fra ribelli del Free Syrian Army ed esercito. Per i cristiani l'unico gesto che infonde ancora speranza è la preghiera. "Abbiamo chiesto ai nostri fedeli di fare digiuno - racconta - e di offrire le loro sofferenze per la pace e il dialogo".

La situazione della città-simbolo dell'economia  siriana peggiora di giorno in giorno. Da ieri sera i militari di Bashar al-Assad assediano i quartieri della zona nord controllati dai ribelli. Questa mattina l'esercito di Assad  ha conquistato parte del distretto di Salaheddine, controllato dai guerriglieri dell'Fsa. Il bilancio degli scontri è di almeno 168 morti.

Fonti di AsiaNews raccontano che dall'inizio dell'offensiva  Aleppo si è trasformata in una città fantasma. Il silenzio è rotto dai colpi di mortaio e dai bombardamenti aerei. La popolazione è stremata e vive barricata nelle proprie abitazioni, anche nei quartieri rimasti al di fuori degli scontri.  "Nella città manca tutto - affermano le fonti - non c'è acqua, il cibo scarseggia e non vi sono medicinali. Si rischia la catastrofe umanitaria".  

Intanto, centinaia di migliaia di persone fuggono dal Paese cercando rifugio in Libano, Turchia e Giordania. Secondo la Croce rossa e la Mezzaluna rossa, gli sfollati sono almeno 200mila e sono in continuo aumento. Ieri, il governo giordano ha aperto un nuovo campo profughi a Zaaratri a pochi chilometri dal confine siriano. A tutt'oggi sono oltre 130mila le persone, soprattutto donne e bambini, che hanno trovato rifugio nel regno. (S.C.)

 

 

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