Nunzio a Damasco: Per la Siria è la discesa agli inferi. Bambini come scudi umani

Mons. Mario Zenari, Nunzio in Siria, parla della devastazione umana causata dalla guerra. Il rischio è l'esplosione di un odio fra fazioni che durerà decenni. Leader cristiani, alawiti e sunniti di Homs insieme per il dialogo e la riconciliazione. Rapporto Onu accusa regime e ribelli di torture contro i bambini.

Damasco (AsiaNews) - "In Siria, è iniziata una lenta discesa agli inferi, alle distruzioni materiali si aggiunge la devastazione dei cuori causata da questo conflitto. Le case distrutte, le morti, i feriti si possono quantificare, ma la disintegrazione dell'animo è impossibile da misurare. Il rischio è l'esplosione di un odio latente fra le varie fazioni che potrebbe durare decenni, ma ho ancora fiducia in una pace futura". È quanto racconta ad AsiaNews mons. Mario Zenari,  Nunzio apostolico a Damasco.

Il prelato spiega che l'escalation di violenza riesplosa in questi mesi coinvolge tutti, compresi i bambini. Senza volerlo, essi sono divenuti una parte sostanziale del conflitto. Notizie di massacri, torture e violenze sono rilanciate dai media di tutto il mondo e rischiano una strumentalizzazione da entrambe le parti. Oggi l'Onu ha pubblicato un rapporto dal titolo "Bambini nei conflitti armati" che riporta le testimonianze di alcuni ragazzi di età inferiore ai 9 anni utilizzati come scudi umani dal regime di Bashar al-Assad. Il documento non risparmia critiche anche all'opposizione. I ribelli del Free Siryan Army avrebbero reclutato in questi mesi centinaia di combattenti bambini, fra i 9 e 15 anni.

 "La morte di giovani innocenti - afferma il vescovo - e il loro utilizzo come scudi umani o soldati è un crimine inaccettabile. La comunità internazionale e l'Onu devono fare di tutto per difendere queste vittime innocenti, sfruttate dal regime e dai ribelli". "Purtroppo - aggiunge - alla guerra sul campo di battaglia si affianca un conflitto mediatico dove non si sa più a chi credere".

Secondo mons. Zenari vi sono ancora segni di speranza che possono far ripartire dal basso un processo di dialogo e riconciliazione. Il 25 maggio scorso a Homs, una delle città più colpite dal conflitto e dall'odio fra fazioni, è nato la "Mussalaha" (riconciliazione), assemblea per il dialogo interreligioso organizzato da alcuni leader cristiani e promosso anche da sunniti e alawiti.

In questi giorni Mussalaha ha organizzato diversi incontri anche con la società civile e delegati provenienti da Damasco. Finora il gruppo ha concentrato il suo impegno sulla liberazione e il ritrovamento di persone scomparse o rapite, convincendo diverse famiglie e fazioni ad abbandonare le armi per giungere a un accordo pacifico.

"La situazione di guerra non aiuta - spiega il vescovo - ma la nostra speranza è poter allargare queste iniziative a tutte le città della Siria".  Mons. Zenari sottolinea che solo il dialogo può condurre a dei risultati reali. "La comunità internazionale, soprattutto i Paesi cristiani non devono isolare la Siria. Sostenere il muro contro muro fra regime e ribelli è dannoso e contro producente".  (S.C.)

 

 

 

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