Si vota a Damasco, ma il risultato si sapeva da prima

Oggi si chiudono le urne delle elezioni politiche. Ma nel nuovo Parlamento, per legge, il Baath ed i suoi alleati hanno 170 dei 250 seggi. Le opposizioni hanno boicottato le votazioni e critiche sono apparse anche sui giornali filogovernativi.

Damasco (AsiaNews) – Scarsa affluenza alle elezioni politiche siriane: le urne si sono chiuse oggi a mezzogiorno ed i risultati si dovrebbero conoscere domani. L’agenzia ufficiale SANA afferma che le elezioni si sono svolte “in piena libertà e trasparenza”, ma non fa cenno del boicottaggio annunciato dalle opposizioni, le quali sostengono che la composizione del prossimo Parlamento era nota già da prima del voto, come ha sottolineato Hassan Abdel-Azim, portavoce dei sei partiti di opposizione, vietati, ma tollerati. Egli si riferisce al fatto che 170 dei 250 seggi sono per legge attribuiti al partito Baath – al governo da 44 anni - ed ai suoi alleati, guidati dal presidente Bashar al-Assad. Al partito del presidente, in particolare, sono riservati 131 seggi, il 52% del totale. Essendo comunque esclusi partiti d’opposizione, i posti restanti sono attribuiti a candidati “indipendenti”, in realtà, secondo gli oppositori, legati al governo. In queste elezioni, le seconde da quanto l’attuale presidente è salito al potere, nel 2000, peraltro, i seggi “riservati” sono stati aumentati da 167 a 170.

In realtà, nel corso dell’ultimo congresso nazionale del Baath, tenutosi a giugno del 2005, l’assemblea aveva raccomandato l’adozione di una nuova legge elettorale, in sostituzione dell’attuale – che è del 1973 – che consentisse la creazione di nuovi partiti, attualmente proibita. Tra il gennaio e il febbraio 2006 sulla stampa siriana si cominciò a parlare di varie proposte sulla “Legge dei partiti” che avrebbe dovuto essere presentata ad aprile 2006. Ma fino ad oggi non se n’è avuta traccia.

Criticate dagli Stati Uniti, che parlano di “farsa”, le elezioni siriane sono peraltro oggetto di contestazione persino sui giornali filogovernativi, come Teshreen, secondo il quale “molti dei candidati non hanno programma, visione o progetti del lavoro che hanno pianificato per dopo l’elezione” o Al-Thawra, che rilevava come il Parlamento “non controlla l’attività del governo”.

 

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