Al via il processo contro lo staff del quotidiano indipendente Cumhuriyet

Sono 17, fra giornalisti, vignettisti e dirigenti, e rischiano anni di prigione se fossero riconosciuti colpevoli dell’accusa di sostegno a organizzazioni terroristiche. Per i sostenitori le accuse sono infondate. Il quotidiano è nei tempi recenti una spina nel fianco del presidente Erdogan.

Ankara (AsiaNews/Agenzie) – È iniziato ieri il processo che vede al banco degli imputati i 17 membri dello staff del quotidiano Cumhuriyet (Repubblica) presso la corte di Istanbul. Sono editorialisti, vignettisti e membri dell’amministrazione, accusati di aver sostenuto gruppi “terroristici” contro il presidente turco Recep Tayyep Erdogan. Rischiano pene da sette anni e mezzo fino a 43 di prigione.

Trattenuti sin dall’ottobre dello scorso anno, 11 di loro hanno speso più di otto mesi in prigione. Sono accusati di aver sostenuto con i loro articoli i tre gruppi che la Turchia considera terroristici: il Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), il Fronte Rivoluzionario della liberazione popolare (Dhkp-c) e il movimento di Gulen, a cui Ankara si riferisce come “Feto”. Secondo le accuse, Cumhuriyet avrebbe lanciato “un’operazione di immagine” con lo scopo di iniziare una “guerra asimmetrica” contro Erdogan. I sostenitori della testata, tuttavia, affermano che la sua linea editoriale è sempre stata critica verso i tre gruppi.

Fra gli imputati figurano personalità famose del giornalismo turco: l’editorialista Kadri Gursel, il caporedattore Murat Sabuncu, il vignettista Musa Kart e il presidente Akin Atalay. Al loro ingresso in tribunale, sono stati applauditi dalla folla di ammiratori ammassata all’interno.  Fuori, dei sostenitori hanno liberato palloncini colorati, ripetendo: “Non fatevi azzittire! Una stampa libera è un diritto!”

Durante l’udienza, gli accusati si sono difesi. “Io sono qui non perché ho voluto aiutare di mia propria volontà un’organizzazione terroristica, ma perché sono un giornalista indipendente, curioso e critico”, ha dichiarato Gursel.

Per Atalay sono le autorità ad essere spaventate: “Cumhuriyet non si arrenderà… indipendenza e libertà sono scritte nel Dna del giornale”.

Sin dall’arresto, Cumhuriyet ha continuato a pubblicare le rubriche dei giornalisti arrestati con uno spazio bianco al posto del testo.

Cumhuriyet, fondato nel 1924, è il più vecchio quotidiano ad ampia diffusione nel Paese. Negli ultimi anni è stata una spina nel fianco di Erdogan e una delle più genuine voci dell’opposizione nella stampa, dominata da quotidiani pro-governo.

Ad un anno dal fallito colpo di Stato, in Turchia prosegue lo Stato d’emergenza e la campagna di repressione del presidente Erdogan contro tutte le opposizioni. Per quanto riguarda la libertà di stampa, il Paese si è posizionato 155mo nell’ultimo indice pubblicato da Reporters Without Borders (Rsf), sotto la Bielorussia e la Repubblica democratica del Congo.

Il Gruppo di lavoro delle Nazioni unite sulle detenzioni arbitrarie ha rilasciato un commento lo scorso mese, chiedendo che lo staff venisse rilasciato e che gli fosse riconosciuto un risarcimento.

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