Istanbul (AsiaNews) - “Io mando vitamine all’Europa, loro ci restituiscono il veleno”. İzzeddin Akman, coltivatore di agrumi ad Adana, provincia meridionale della Turchia che affaccia sul Mediterraneo orientale, denuncia a Greenpeace l’enorme quantitativo di rifiuti tossici che provengono ogni giorno dagli Stati dell’Ue e dal Regno Unito. Una emergenza ambientale che, secondo gli esperti, sta inquinando in modo irreparabile il sottosuolo con plastica e sostanze cancerogene fra le quali diossina e furano. Tanto che, in alcuni punti, dai campioni prelevati dalle discariche “all’aria aperta” emergono livelli di inquinamento infinitamente superiori rispetto a quelli dei terreni incontaminati.
Ad aprile dello scorso anno una inchiesta denunciava lo sversamento illegale di plastica importata dalla Ue e dal Regno Unito, che veniva poi incendiata all’aperto e senza alcuna tutela per la salute delle persone e dei possibili effetti sull’eco-sistema ambientale. Secondo Bianet in questi mesi i laboratori di Greenpeace e altri centri di ricerca indipendenti hanno raccolto e analizzato campioni di suolo, cenere, acqua e sedimenti prelevati dalle discariche, perlopiù illegali.
I risultati mostrano quantitativi elevati di diossina e furano, con un livello fino a 400mila volte superiore al normale. Un record, perché mai in nessun altra zona della Turchia erano emersi livelli così alti di inquinanti, molti dei quali cancerogeni e che possono causare - se inalati - alterazioni del feto per le donne incinte, provocare tumori o colpire il sistema immunitario e ormonale. Sono emersi policlorobifenili (Pcb), 18 diverse tipologie di metalli, metalloidi e di idrocarburi policiclici aromatici (Ipa).
Le cinque discariche analizzate dagli ambientalisti si trovano nelle fertili terre agricole, zootecniche e di irrigazione di Adana; in seguito alla combustione si mescolano al suolo, alle acque, nell’aria e colpiscono anche la catena alimentare. Kevin Bridgen, fra gli scienziati che hanno partecipato alle analisi, spiega che gli inquinanti faticano a degradarsi nell’ambiente. Per Nihan Temiz Ataş, esperto in biodiversità di Greenpeace, essi hanno provocato un “danno irreversibile” all’ecosistema turco.
Secondo gli uffici di statistica di Bruxelles e Londra, la Turchia ha importato quasi 660mila tonnellate di plastica da Ue e Gran Bretagna nel 2020, con una crescita del 13% rispetto all’anno precedente; ogni giorno entrano nel Paese quantitativi pari a 241 camion stipati di plastica. Nel 2020 la Turchia ha assorbito il 28% delle esportazioni di rifiuti di plastica, che erano peraltro aumentate di 196 volte fra il 2004 e il 2020. Oltre al Regno Unito (quasi 210mila tonnellate), fra i principali esportatori troviamo il Belgio (137mila), Germania (136mila) e Olanda (poco meno di 50mila tonnellate).










