Phnom Penh (AsiaNews/Agenzie) – E’ comparso per la prima volta in tribunale Nuon Chea, il “Fratello numero due” del regime dei Khmer Rossi. L’ormai 85enne ex vice del dittatore Pol Pot, considerato l’ideologo del regime, è il maggior esponente in vita del sanguinario governo comunista che tra il 1975 ed il 1979 provocò la morte di quasi due milioni di cambogiani, circa il 20% dell’intera popolazione.
Il tribunale composto da giudici nazionali ed internazionali e sostenuto dalle Nazioni Unite lo accusa di crimini contro l’umanità, ma alla sua prima apparizione in pubblico, Nuon Chea ha contestato il fatto di essere detenuto – da settembre – ed ha chiesto la libertà su cauzione. Il tribunale ha già respinto una analoga richiesta presentata da un altro esponente del regime, Kang Kek Iew, detto Duch, che era responsabile dello speciale cento di “interrogatori” S-21 di Tuol Sleng. L’esame della richiesta di Nuon Chea – che sta anche contestando la composizione del suo collegio di difesa – ha costretto il tribunale ad aggiornare le sedute in corso, dedicate a questioni procedurali. Il processo vero e proprio dovrebbe comunque avere inizio quest’anno.
Il tribunale è stato istituito nel 2006, dopo otto anni di trattative tra Phnom Penh e le Nazioni Unite, che hanno fatto mettere in dubbio la volontà cambogiana di renderlo operativo. Nel frattempo Pol Pot è morto - nel 1998 - ed un altro dei massimi responsabili, Ta Mok, lo ha seguito nel 2006. Sono vivi e arrestati, oltre a Nuon Chea e Duch, Khieu Samphan, allora capo dello Stato, e Leng Sary, che era ministro degli Esteri.










