"Lo sport mi ha salvato la vita"

La testimonianza di un atleta cambogiano che partecipa alle Paraolimpidi di Atene. Il dramma dell'incidente e la voglia di continuare a "correre" verso il traguardo.

Phnom Penh (Asianews/Iht) – "Mi trovavo nel mezzo di un campo minato e ho sentito una forte esplosione: sono caduto in terra e ho capito subito di aver perso la gamba destra. In quel momento avrei preferito morire". Nhork Kimhor, uno dei tanti soldati impegnati nell'opera di bonifica dei terreni, racconta così i drammatici momenti in cui ha perso l'uso della gamba destra. "Prima dell'incidente mi ero sempre ripromesso che, se fossi incappato in una mina, mi sarei tolto la vita: meglio morto che amputato. In quel momento il mio migliore amico mi ha soccorso e salvato la vita".

Nhork Kimhor non si è lasciato abbattere dall'incidente e ha trovato nello sport una nuova ragione di vita. Ha vinto diverse medaglie ai Giochi asiatici per disabili ed è uno degli atleti cambogiani impegnati nelle Paraolimpiadi, le Olimpiadi per atleti portatori di handicap in programma dal 18 al 29 settembre ad Atene. Lo scorso lunedì ha corso i 200 metri riservati agli atleti con amputazioni agli arti inferiori classificandosi al sesto, e ultimo posto, nella sua batteria. Il risultato non è da prima pagina, ma per l'atleta cambogiano è già un successo la presenza ad Atene. In un paese povero, in cui scarseggiano protesi specifiche per le competizioni sportive e strutture adatte per gli allenamenti, la sola partecipazione è già motivo di soddisfazione.

"Con i soldi vinti nelle varie manifestazioni sportive ho potuto acquistare un motorino: faccio il tassista e i pochi soldi che raccolgo spesso non bastano nemmeno per la benzina" confessa il podista cambogiano. "Il tasso di disoccupazione è elevato e molti si improvvisano tassisti, ma i guadagni sono davvero scarsi: in media 2000 riel al giorno, pari a circa mezzo euro".

Varie organizzazioni, fra cui la World Bank, affermano che la Cambogia registra il più alto numero di amputati al mondo: uno ogni 250 abitanti e la maggior parte di questi (circa 40 mila) sono vittime di mine nascoste nel terreno. Ogni anno si registrano circa 200 fra morti e feriti.

Si stima che ci siano ancora dai 4 ai 10 milioni di mine nascoste nel sottosuolo e non vengono rimosse perché l'opera di bonifica del terreno è complessa e i costi troppo elevati. Esse sono il retaggio della dittatura dei Khmer Rossi e della guerra civile che è seguita. Nel 1979 il regime dei Khmer Rossi è caduto, grazie a un intervento militare del Vietnam. Durante i 4 anni di regime dominati da Pol Pot sono stati uccisi circa 1 milione e 700 mila persone.

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