Phnom Penh: proteste di piazza durante l’incontro fra governo e Paesi donatori

Un centinaio fra attivisti e cittadini hanno manifestato contro l’esproprio forzato dei terreni. Nei palazzi esecutivo e rappresentanti dei Paesi donatori hanno sottoscritto una serie di obiettivi di sviluppo. L’appello di un oltre 100 ong: fondi solo se migliorano i diritti umani. La cooperazione chiede la riforma elettorale e modifiche al sistema giudiziario.

Phnom Penh (AsiaNews/Agenzie) - Centinaia di attivisti e semplici cittadini, che rivendicavano diritti sulle terre e riforme sociali, hanno protestato davanti alla sede dove si svolgeva un incontro fra rappresentanti dei Paesi donatori  e del governo di Phnom Penh.

L'incontro del Comitato di coordinamento Governo-Partner per lo sviluppo (Gdcc), è stato seguito con attenzione dai leader di centinaia di ong che operano in Cambogia. Si tratta del primo faccia a faccia dall'aprile dello scorso anno,  dopo che Phnom Penh nell'agosto 2011 ha sospeso in via unilaterale i vertici. Incontro preparatorio in vista del più importante summit fra esecutivo e donatori, il Gdcc è in genere occasione sfruttata dal governo per illustrare il piano di crescita quinquennale e le vie future di sviluppo. Da parte loro, i delegati dei vari Paesi illustrano i canali attraverso i quali verranno stanziati gli aiuti e le destinazioni cui sono riservati. Nell'ultimo vertice del 2010 sono stati stanziati 1,1 miliardi di dollari, pari a circa la metà del budget annuale della nazione.

I leader della cooperazione locale e internazionale che operano in Cambogia hanno seguito con attenzione l'incontro di ieri, preceduto il 25 settembre da un appello congiunto di 100 organizzazioni non governative e rivolto ai Paesi donatori, in cui chiedono di di "assicurarsi" che gli aiuti alla Cambogia siano usati per rafforzare la democrazia e il rispetto dei diritti umani. Dalla cooperazione arriva infatti il pressante appello a maggiori riforme da parte dell'esecutivo, al fine di creare un "processo elettorale più trasparente" e un "sistema giudiziario efficiente". Richieste già rispedite al mittente dal governo, secondo cui altri cambiamenti o modifiche "non sono necessari".

Intanto nei giorni scorsi otto organismi, fra i quali Human Rights Watch (Hrw), hanno sottoscritto una lettera congiunta in cui chiedono ai donatori di proteggere gli attivisti, molti dei quali vittime di minacce o incarcerati, soprattutto fra quanti si battono in difesa dei diritti dei contadini e contro l'esproprio forzato di terre. Per i leader della cooperazione è inoltre fondamentale riformare la Commissione elettorale nazionale - che ha sede, fra l'altro - in un edificio del ministero degli Interni, perché sia davvero "indipendente" dal potere esecutivo. L'altro elemento di critica riguarda la magistratura e il sistema giudiziario, anch'esso troppo vincolato ai dettami di Phnom Penh. 

 

 

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