Phnom Penh (AsiaNews/Agenzie) - L'inviato delle Nazioni unite per i diritti umani, Yash Ghai, ha dichiarato di voler tornare in Cambogia e continuare il suo mandato, nonostante il primo ministro cambogiano Hun Sen chieda la fine dell'incarico.
Hun Sen ha dichiarato che si rifiuta di incontrare Ghai, dato che l'inviato Onu ha definito l'ex militante dei khmer rossi come un capo che governa con il "pugno di ferro" e che porta il suo Paese allo sfacelo e alla povertà. Ha avvisato l'inviato delle Nazioni unite che se tornerà in Cambogia sarà ignorato dalle autorità. "Ghai mi ha accusato di usare il pugno di ferro per violare l'indipendenza delle corti", ha dichiarato. "Quello che ha detto è falso. Non dovrebbe darmi nessun consiglio".
Il Primo ministro cambogiano aveva già definito l'inviato come un "turista a lungo termine" che è "totalmente confuso", e aveva chiesto al segretario generale Onu Kofi Annan di dimetterlo dalla carica di inviato speciale. "Kofi Annan dovrebbe rimuoverlo. Non conosce niente riguardo la Cambogia", ha dichiarato.
Ghai martedì aveva denunciato che in Cambogia una persona, Hun Sen, controlla da sola tutti i livelli di potere, nonostante abbia preso a poco a poco le distanze dal genocidio dei khmer rossi del 1970. "Ho parlato con giudici e politici, sono tutti spaventati. Sembra che tutti dipendano da un solo individuo", ha dichiarato Ghai. "Questa non è una condizione ideale per la fioritura dei diritti umani".
"Sono stato nominato a novembre dal segretario generale Onu su segnalazione del Consiglio di sicurezza, e con il consenso delle opposizioni della Cambogia", continua. "Ho quindi degli obblighi, devo tornare".










