A Mindanao giovani da tutta l’Asia per la pace e il dialogo interreligioso

I leader di 90 movimenti giovanili, appartenenti a religioni ed etnie diverse, si sono dati appuntamento nell’isola, teatro di una guerra decennale fra esercito e Milf. Un invito al governo filippino a riprendere i colloqui con i ribelli islamici.

di Santosh Digal

Davao City (AsiaNews) – Promuovere “la pace e la collaborazione fra le diverse fedi” è l'obiettivo di un incontro tra 90 leader di movimenti religiosi giovanili cristiani, buddisti, indù, musulmani, sikh, jain, zoroastriani e delle comunità indigene, provenienti da 16 diversi Paesi dell’Asia, riuniti a Davao dal 12 a oggi. Il summit è organizzato dalla Conferenza mondiale delle religioni per la pace, la più grande organizzazione internazionale che lavora per il la cooperazione e il dialogo interreligioso, in collaborazione con la Conferenza asiatica delle religioni per la pace (Acrp) e la Rete giovanile filippina delle religioni per la pace.

I risultati dei lavori verranno presentanti in occasione di un convegno in programma a Manila da domani 17 al 21 ottobre: esso vedrà la partecipazione del presidente filippino Gloria Macapagal-Arroyo e focalizzerà l’attenzione sui problemi di Mindanao. E proprio alla realtà dell’isola, teatro di sanguinosi conflitti fra l’esercito governativo e il fronte islamico Moro (Milf), i giovani hanno dedicato una parte della discussione, sottolineando il ruolo di “portatori di pace” che spetta ai giovani i quali “attraverso una azione comune” possono diventare una “fonte di speranza” per il Paese.

In un comunicato stampa pubblicato a margine dei lavori, i leader dei movimenti religiosi giovanili sottolineano che le ragioni alla base dei conflitti a Mindanao non sono “peculiari delle Filippine” ma si possono riscontrare “in molte altre aree del mondo”; tensioni etniche e religiose sono in “continua crescita” e rappresentano una “costante fonte di minaccia” per la sicurezza sociale. “Il processo di emarginazione politica, sociale, economica e religiosa – ribadiscono i giovani – va cambiato. Dobbiamo rispondere alle sfide e diventare dei veri promotori di pace, prima che la situazione sia compromessa in modo irrimediabile”.

Nel comunicato si ribadisce anche la speranza che “Milf e governo filippino possano di nuovo sedersi al tavolo delle trattative” e che la comunità internazionale non dimentichi “la crisi umanitaria in atto a Mindanao”, dove quasi mezzo milione di rifugiati necessitano di cibo, acqua e medicine.

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