Centinaia i marittimi filippini ancora bloccati nei porti ucraini

I marinai dalle Filippine costituscono il 25% degli equipaggi di tutto il mondo. Qualche centinaio è stato evacuato e rimpatriato. Il problema si pone anche in senso opposto: gli ucraini e i russi sulle imbarcazioni all'estero non possono tornare a casa o essere pagati.

Manila (AsiaNews) - L’invasione russa dell'Ucraina sta avendo un impatto anche sul settore marittimo: sono migliaia i marinai stranieri bloccati a bordo delle navi nei porti ucraini; quelli ucraini e russi all’estero sono invece impossibilitati a tornare a casa.

Secondo i dati di Stella Maris Manila, dormitorio e centro di formazione dei missionari scalabriniani per i naviganti, 49 dei loro marinai sono stati evacuati, 227 rimpatriati e 146 sono fermi a bordo di 27 vascelli in 11 diversi porti dell’Ucraina. Il Dipartimento degli Affari esteri filippino sostiene di aver evacuato oltre 300 marittimi e di averne riportati a casa poco più di 170 finora.

I filippini rappresentano il 25% dei marittimi di tutto il mondo, 1,9 milioni in totale.

Il 10 e 11 marzo l’Organizzazione marittima internazionale delle Nazioni Unite (Imo) ha convocato una riunione straordinaria per valutare i rischi a cui sono esposte le imbarcazioni nel Mar Nero e nel Mar d’Azov. Il segretario generale dell'Imo, Kitack Lim, ha lanciato un appello affinché la navigazione mercantile sia risparmiata dalle violenze: "Insieme al popolo ucraino, le navi, la gente di mare e i lavoratori portuali impegnati nel commercio non dovrebbero essere coinvolti in questa crescente crisi. La navigazione, e in particolare i marittimi, non possono essere vittime collaterali di una crisi politica e militare più ampia, devono stare al sicuro ed essere protetti". Almeno cinque navi sono state finora colpite dai bombardaementi uccidendo un marittimo dal Bangladesh.

Si stima che in totale i marinai stranieri bloccati in Ucraina siano un migliaio, a bordo di oltre 100 navi. Gli equipaggi non sono addestrati a comandare le imbarcazioni in tempo di guerra, ragione per cui restano ferme nei porti con i rispettivi carichi.

Il problema si pone anche in senso opposto: i marinai russi e ucraini costituiscono il 17% dei marittimi di tutto il mondo e al momento circa 60mila sono in mare o in attesa di poter tornare a casa. Ma non ci sono voli e molti di loro non possono essere pagati perché i conti bancari sono bloccati o sotto sanzioni. Gran parte dei marinai russi e ucraini sono inoltre ufficiali di grado superiore, capitani e meccanici, e non è facile trovare persone in grado di sostituirli per mantenere attive le catene di approvvigionamento. Per ovviare alla situazione gli armatori stanno anche offrendo stipendi doppi ai marittimi provenienti dalle Filippine e dalla Romania per partenze nei prossimi due mesi, ma molto dipenderà dallo sviluppo del conflitto nel sud dell’Ucraina, nei pressi di Odessa e Mariupol.

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