Chiesa filippina: No al mega-impianto petrolifero, che inquina Manila e i suoi abitanti

Il vescovo ausiliare di Manila si appella al governo, perché venga applicata la sentenza della Corte suprema che impone il trasferimento del centro di stoccaggio di Pandacan. I giudici hanno dichiarato “incostituzionale” la delibera amministrativa che prolungava le operazioni del sito. Cattolici in prima linea nella difesa della salute e dell’ambiente.

Manila (AsiaNews/Cbcp) - La Chiesa cattolica filippina lancia un appello alle autorità di governo centrali e locali, perché diano seguito a una recente sentenza della Corte suprema, che ha disposto il trasferimento del centro di stoccaggio del petrolio nel distretto di Pandacan, a Manila (nella foto). In prima fila nella battaglia per l'ambiente e la salute della comunità il vescovo ausiliare della capitale, mons. Broderick Pabillo, il quale afferma che "fino a che resterà a Pandacan", il deposito di greggio continuerà a "mettere in pericolo la vita dei cittadini". 

Il deposito di petrolio di Pandacan è un terminal per lo stoccaggio e lo smaltimento usato da tre giganti dell'industria petrolifera: Caltex (Chevron Corporation), Petron e Shell. Esso sorge in un'area della capitale ad alta densità abitativa e ha un impatto devastante sulla salute pubblica. Inoltre, negli anni si sono verificati numerosi incidenti, fra cui esplosioni e sversamenti di carburante nell'adiacente fiume Pasig, l'ultimo dei quali avvenuto lo scorso anno; in molti hanno dovuto ricorrere a ospedali e cure mediche, per gravi problemi respiratori. 

Nei giorni scorsi il massimo organismo giudicante ha dichiarato "incostituzionale" la direttiva dell'amministrazione municipale di Manila n° 8187, che prolunga le attività di alcune compagnie petrolifere nella struttura da 33 ettari. I giudici hanno ribadito il blocco delle operazioni e la ricollocazione della centrale, che costituisce una minaccia ambientale di primo piano. Commentando la sentenza della Corte suprema mons. Pabillo si dice "felice" e spera che "venga applicata immediatamente". A dispetto delle pressioni esercitate dai giganti dell'industria petrolifera, aggiunge il prelato, i giudici "sono stati dalla parte del popolo". 

Da tempo critico nei confronti del centro di stoccaggio del petrolio di Pandacan, l'ausiliare di Manila invita il pubblico a mantenere alta l'allerta, per verificare in che modo le multinazionali ottempereranno alla sentenza dei supremi giudici; in particolare, egli auspica il rispetto "dei tempi" previsti per la ricollocazione del mega-impianto, che non dovrebbe superare i sei mesi. Sulla vicenda è intervenuto in passato anche l'arcivescovo di Manila card Luis Antonio Tagle e la curia, che si sono spesi in prima persona in questa battaglia per l'ambiente e la salute pubblica. 

Del resto anche in passato la Chiesa filippina, e soprattutto l'arcidiocesi di Manila, ha prestato molta attenzione ai temi inerenti l'ambiente. Nel febbraio scorso le parrocchie della capitale hanno lanciato una campagna di sensibilizzazione per la raccolta e lo smaltimento di rifiuti elettronico. A Luzon vertici cattolici e Ong hanno promosso una battaglia comune pr la bonifica di terreni contaminati da scavi ed esplorazioni. 

 

 

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