Cresce la disoccupazione nelle Filippine, frutto anche di corruzione e sprechi

Crolla del 7% l’occupazione nel settore industriale nel secondo trimestre del 2009. Lieve ripresa invece nel settore agricolo. Il governo filippino promette 1,5 milioni di posti di lavoro per 2010. Vescovo: la corruzione della classe politica è il vero problema del Paese.

di Santosh Digal

Manila (AsiaNews) – La crisi economica colpisce con la disoccupazione le Filippine e i Paesi in via di sviluppo. Nonostante ciò vi sono deboli segnali di ripresa nel settore agricolo. È quanto emerge da uno studio dell’Asian Development Bank (Adb), che considera il settore industriale come quello più a rischio.   

Secondo l’Adb nel secondo trimestre del 2009 l’occupazione nell’industria filippina è crollata del 7%, mentre quella agricola è cresciuta del 2,6%. Tale tendenza è confermata anche dall’Ufficio nazionale di statistica (National Statistics Office – Nso) che nel mese di ottobre 2009 ha registrato  2, 719 milioni di disoccupati. Questi sono 191mila in più rispetto ai 2,525 milioni di senza lavoro dell’ottobre 2008 . Pesano sul dato anche i danni dei tifoni Ketsana e Parma, che tra settembre e ottobre hanno messo in ginocchio la capitale, dove risiedono gran parte degli stabilimenti industriali.

“Nel 2010 il governo creerà circa 1,5 milioni di posti di lavoro – afferma Augusto Santos, responsabile del programma di pianificazione economica – essi saranno concentrati nel campo dei servizi quali il commercio, la finanza e il settore bancario”. Per ora l’Nso ha registrato circa 944mila  nuovi posti di lavoro per il 2009. L’obiettivo promesso dal governo nel 2008 era di oltre 1 milione.       

Secondo Mons. Broderick S. Pabillo, vescovo ausiliare di Manila, il principale problema del Paese sarebbe invece la corruzione nelle alte sfere della politica e dell’industria. “La classe politica – afferma - spreca i soldi per i progetti socio - economici destinati allo sviluppo della popolazione e li utilizza invece per i propri scopi”.  Per il prelato il governo dovrebbe considerare il bene comune e riscoprire i valori cristiani anche nell’economia. “La Chiesa – continua – per combattere la crisi gestisce attraverso Caritas numerosi progetti di microcredito, utili per creare nuovi posti di lavoro e aiutare i poveri”.    

    

 

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