Cristiani e musulmani ricostruiscono una convivenza, dopo gli scontri a Mindanao

Nel villaggio di Muntay, cristiani e islamici si offrono reciproca assistenza, per proteggersi dai combattimenti tra esercito, ribelli musulmani, gruppi armati cristiani. Per riprendere una difficile convivenza, contro l’odio che rischia di trionfare.

di Santosh Digal

Manila (AsiaNews) – Cristiani e islamici cercano di ricostruire una convivenza quotidiana, dopo gli assalti dei ribelli del Fronte islamico Moro (Milf) nel Mindanao negli ultimi due mesi. “Una convivenza pacifica è possibile, nonostante la crisi nella regione”, spiega Josie Toico, musulmana di Muntay, villaggio della zona di Kolambugan, in Lanao del Nord (Mindanao). Qui ad agosto è fuggito il 70% delle famiglie, specie cristiane, riparando nella vicina Città Ozamiz. Ma sono rimaste molte famiglie islamiche. “C’era un panico generale. Dovunque risuonavano spari di fucile”.

A fine luglio ed agosto i ribelli del Milf hanno occupato molti villaggi a maggioranza cristiana nel Nord Cotabato. L’esercito ha risposto con attacchi massicci ed è ripreso un conflitto che dura da 40 anni e che sembrava prossimo alla fine, con la prevista creazione di una zona autonoma a maggioranza musulmana nel Mindanao. I violenti scontri hanno fatto fuggire circa mezzo milione di persone, appartenenti a oltre 100mila famiglie, spesso prive di ripari, vestiti, acqua potabile, cibo. Ci sono stati oltre 60 vittime e circa 100 feriti, per la quasi totalità civili.

Anche Abdulcamid Dimalapang, di etnia Maranao, membro di una delle 56 famiglie islamiche che vivono a Muntay insieme a 262 famiglie cristiane e attuale segretario del villaggio, ricorda come quei giorni molti sono fuggiti, ma che “abbiamo sempre pensato che, se restavamo senza armi, non saremmo stati molestati dai combattenti”. “C’erano l’esercito, i ribelli Moro, membri dell’Organizzazione volontari civili e altri gruppi armati. Ma abbiamo pensato che, se non abbiamo armi, non saremmo stati coinvolti in scontri”.

Ricorda che il 18 agosto ci sono stati scontri nelle città di Kolambugan e di Kauswagan e che uomini armati del Film sono arrivati fino al ponte a Sitio Kulasian vicino Muntay e li hanno osservati a lungo, poi sono andati via. Quel giorno ci sono stati 43 morti, 41 feriti e 36 case bruciate nella zona, secondo fonti ufficiali. A Muntay non ci sono stati incidenti e chi è fuggito è ora tornato, ma c’è come una distanza tra cristiani e islamici. Le autorità hanno convocato una discussione nella comunità, nella quale tutti hanno concordato che qui cristiani e islamici non debbono combattersi, ma agire per mantenere la pace nonostante la crescente tensione della provincia. Hanno sottoscritto un impegno nel dialetto locale Visayan per vietare qualsiasi tipo di arma e condividere ogni notizia utile per la sicurezza.

“Siamo stati tutti d’accordo – sintetizza Dimalapang – che il conflitto è tra esercito e gruppi del Milf. Noi non ne siamo parte. Se qui verranno ribelli Moro o gruppi cristiani armati, ne informeremo i capi villaggio e parleremo con loro per dissuaderli da colpire chiunque”. In caso di violenze, cristiani e islamici si daranno reciproca accoglienza. Toico conclude che “Noi tutti, islamici e cristiani, vogliamo solo vivere in pace nella nostra comunità”. Intanto a Muntay sono ospitati profughi fuggiti dalle città di Tangkal e Munai.

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