Educare i bambini per estirpare la cultura della violenza a Mindanao

Università statali e cattoliche promuovono la cultura della pace e del confronto culturale. Esperto di dialogo islamo – cristiano: “la pace è qualcosa di più del silenzio delle armi”. L’esempio del Silsilah.

di Santosh Digal

Manila (AsiaNews) –  “Per portare la pace nella regione di Mindanao non bastano i trattati di pace, ma occorre iniziare a piccoli passi, partendo dall’educazione dei bambini delle scuole elementari”. È quanto afferma Marcel Carpizo, direttrice del Center for peace and development presso  la Western Mindanao state university. In collaborazione con l’istituto gesuita per la pace e la cultura (Ateneo peace culture institute – Apci) il centro ha iniziato da alcuni anni programmi per introdurre la “cultura della pace” all’interno delle scuole pubbliche della regione. Il loro obiettivo è quello di “estirpare” l’ignoranza attraverso l’educazione e la promozione del dialogo interculturale.  “Dobbiamo cercare di correggere la mente degli studenti – continua la Carpizo - l’ambiente in cui viviamo è saturo di violenza. Ciò si vede nei media, soprattutto internet, nelle famiglie e a scuola”.

Cecil Simbajon, direttrice dell’Apci, afferma: “Il nostro obiettivo non è solo quello di educare i giovani ma sviluppare allo stesso tempo una consapevolezza rispetto alla cultura della pace”. Gli insegnanti aiutano i ragazzi a confrontarsi con le problematiche e i conflitti quotidiani e tentano di scoprire insieme a loro le ragioni sociali e culturali del clima presente.  “In questo modo – aggiunge - studenti e insegnanti sono incoraggiati a vedere la diversità delle varie culture di Mindanao come uno stimolo e non come un conflitto”.

La regione a maggioranza musulmana di Mindanao è da quarant’anni preda di un conflitto che vede coinvolti esercito filippino ed estremisti islamici quali il Fronte di liberazione moro (Moro islamic liberation front - Milf) e i ribelli di Abu Sayyaf, legati ad al - Qaeda. Da settembre sono in corso trattati di pace tra governo e Milf e l’esercito ha di recente catturato, Abdul Basir Latip ritenuto uno dei membri fondatori di Abu Sayyaf. A questo si aggiunge, la presenza di eserciti privati al servizio delle potenti famiglie musulmane nella Regione autonoma del Mindanao musulmano (Armm), aprendo un nuovo fronte di guerra (Cfr. AsiaNews.it, 23/11/2009 Mindanao, decine di uccisi per una guerra elettorale fra famiglie rivali). A tutt’oggi l’area è presidiata da oltre 4mila militari.

Per p. Amado Picardal, professore di teologia ed esperto di dialogo interreligioso, Mindanao si è trasformata da “terra natale” per musulmani indigeni e “terra promessa” per i cristiani in un luogo “contro l’uomo”. Egli afferma che nel recente conflitto tutti hanno sofferto. “La pace – afferma - è qualcosa di più del silenzio delle armi o dei trattati firmati in questi anni dal governo. Ci sono stati molti accordi di pace nel passato, ma una pace genuina non è mai stata raggiunta”. Secondo lui “la pace è possibile solo partendo dal basso con un dialogo attivo tra la popolazione, che contempli, oltre al confronto tra le fedi, anche la condivisione del lavoro e delle problematiche quotidiane”.

Egli cita come esempio il Silsilah, movimento per il dialogo islamo - cristiano fondato da p. Sebastiano D’Ambra (Pime). Il Silsilah propone da 20 anni progetti e iniziative come la Conferenza dei vescovi e degli ulema (Bishop ulema forum) e la settimana per la pace a Mindanao (Mindanao week of peace).

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