Fedeltà coniugale e sesso responsabile contro la piaga dell’Aids

Nelle Filippine e nel resto dell’Asia la piaga dell’Aids si diffonde ogni anno con numeri allarmanti. In questo contesto il lavoro della Chiesa per frenare la diffusione del virus è quello di educare la popolazione alla fedeltà coniugale e alla castità, condannando il falso mito del sesso libero e sicuro promosso da società e media.

di Santosh Digal

Manila (AsiaNews) – “La fedeltà coniugale e un uso responsabile della sessualità sono la via migliore per frenare la diffusione del virus dell’HIV”. È quanto afferma suor Cecilia Vinoya, docente di Etica cristiana presso l’Università domenicana di San Tommaso (UST). La religiosa aggiunge che “il recente aumento dei casi di Aids nel Paese è allarmante. Nel mondo moderno, l’eccessiva promozione fatta dai media del sesso libero e sicuro ha portato a un incremento dei rapporti promiscui ”.   

Secondo l’istituto Nazionale di salute ed epidemiologia (Department of Health National Epidemiology Center) ci sono stati 432 nuovi casi dall’inizio dell’anno. Di questi 70 solo nel mese di luglio, con un aumento del 32% rispetto al 2008. Ciò porta a 3911 il numero totale dei malati di Aids dal 1984.

In questo contesto la categoria più a rischio è quella dei lavoratori residenti all’estero con famiglia nelle Filippine. Dei 70 casi registrati a luglio, 21 sono emigrati che hanno contratto il virus in altri paesi asiatici – soprattutto attraverso rapporti omosessuali - trasmettendolo alla moglie. Uno studio del Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (UND) rivela infatti che nei paesi asiatici circa il 90% delle donne affette da sieropositività (1,7 milioni) sono mogli o fidanzate di migranti.

Lo scorso marzo, in occasione del suo viaggio in Camerun, il papa aveva espresso la linea della Chiesa rispetto alla piaga dell’Hiv dicendo che “l’Aids è una tragedia che non si può superare solo con i soldi e con la distribuzione di preservativi che anzi aumentano i problemi. Serve invece un comportamento umano morale e corretto ed una grande attenzione verso i malati”.

Riprendendo quanto affermato dal pontefice, suor Cecilia racconta che “la Chiesa filippina, attraverso la Caritas e altre organizzazioni, sta da anni educando la popolazione a una pratica responsabile dei rapporti sessuali, promuovendo la fedeltà coniugale come principale deterrente contro il contagio del virus”.

Per la religiosa “la cosa più importante è educare la gente a seguire nella loro vita valori etici e religiosi, valori che includono anche la sfera sessuale”. Ella continua dicendo che “le persone hanno bisogno di sviluppare una corretta comprensione della sessualità che dovrebbe essere considerata come un dono di Dio e un sacro aspetto della vita”.     

Nonostante l’aumento dei casi, nelle Filippine si verificano ogni anno un numero di contagi e decessi decisamente inferiore rispetto ad altri paesi del Sud est asiatico. Nel 2008 si sono registrati nel Paese 9mila sieropositivi  (0,1% della popolazione) e 308 decessi. Nello stesso anno in Thailandia, dove stato  e associazioni internazionali hanno compiuto massicce campagne sull’utilizzo del preservativo, si sono contati 610mila malati  (1% della popolazione) e 31mila decessi. Questa sproporzione a favore delle Filippine si deve soprattutto alla diffusione dell’educazione cattolica all’interno delle famiglie. La Chiesa si è sempre attivata per garantire cura e solidarietà ai malati, ma soprattutto per mettere in campo campagne educative e politiche di prevenzione che siano davvero in grado di fermare il contagio.

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