Manila (AsiaNews/Agenzie) – Corruzione, inflazione e scandali politici fanno crescere il malcontento verso la presidente delle Filippine Gloria Macapagal Arroyo. Oggi, 10 giugno, 3 mila dimostranti hanno marciato davanti al palazzo presidenziale portando manifesti con scritto “Gloria corrotta, dimettiti subito”. Il malcontento è diffuso anche tra i militari, che dal 1986 hanno dato vita ad almeno una dozzina di tentativi di colpi di Stato. Ma gli osservatori non riscontrano la situazione di violenza che portò al rovesciamento di Marcos nel 1986 e alla cacciata del presidente Joseph Estrada nel 2001. L’esercito è in stato di allerta e pronto a intervenire nella capitale Manila, in caso di disordini il 12 giugno, festa dell’indipendenza dalla Spagna (1898).
“Per il bene della nazione, la presidente deve dimettersi… Ha perso ogni influenza morale”, ha dichiarato il senatore Aquilino Pimentel per l’opposizione. Ma i partiti dell’opposizione sono divisi tra loro e non offrono validi leader alternativi.
Il marito, il figlio e il cognato della Arroyo sono inquisiti dal Senato per avere ricevuto soldi da organizzazioni clandestine di giocatori d’azzardo. La presidente stessa è accusata di brogli nelle elezioni del 2004; per tutta la settimana i media hanno trasmesso una registrazione audio in cui la Arroyo chiede al commissario elettorale, mentre era in corso lo spoglio, di alterare i risultati per attribuirle più voti.
La Arroyo grida al complotto e conferma la volontà di non dimettersi. Nega ogni broglio, rileva che la registrazione è illegale e che il suo interlocutore non era un ufficiale elettorale, ma un esponente politico. “Non possono cacciarmi via”, ha dichiarato alla radio ieri, 9 giugno. “La popolazione mi ha dato il 40% dei voti. Ho avuto 1 milione di voti più del mio antagonista, questo non può essere un broglio”.
La popolazione filippina è scontenta anche per l’elevata inflazione e la crisi economica in cui versa il Paese. Un recente sondaggio rivela che la popolarità della Arroyo è la più bassa di un capo di Stato dal 1986, quando fu deposto l’odiato dittatore Ferdinand Marcos.
Preoccupano i dati dell’Ufficio nazionale di statistica. Nei primi 5 mesi del 2005 il tasso d’inflazione è cresciuto dell’8,4%, a maggio è stato dell’8,5%. Gli analisti prevedono altri aumenti di prezzo per le principali merci (alimentari ed energia), a seguito dell’introduzione della discussa tassa sui prodotti al consumo, voluta dalla Arroyo per ottenere maggiori entrate per lo Stato. Il debito pubblico è vicino all’80% del prodotto interno lordo. La situazione economica ha indotto i risparmiatori a cedere i titoli azionari e acquistare valuta estera, causando perdite in borsa (indice azionario -7% tra il 6 e il 9 giugno) e una diminuzione del valore del peso, la moneta locale.
Nel Paese intanto permane una diffusa corruzione contro la quale mancano decisi interventi governativi. (PB)










