I cardinali Rosales e Vidal premono su Arroyo per la riforma agraria

La Chiesa cattolica invoca una “pressione morale” sui parlamentari perché la normativa sia a beneficio degli agricoltori poveri del Paese. Ombre su membri della famiglia della presidente, le cui proprietà terriere non rientrano nel Carp.

di Santosh Digal

Manila (AsiaNews) – La Chiesa cattolica filippina sostiene i contadini poveri del Paese e chiede l’estensione della legge sulla riforma agraria (Carp). Il 6 marzo scorso due cardinali, Gaudencio Rosales di Manila e Ricardo Vidal di Cebu, hanno incontrato la presidente Gloria Macapagal-Arroyo discutendo della legge al vaglio del parlamento. I porporati auspicano che essa sia a beneficio “degli agricoltori poveri” e invitano i politici a “estendere la riforma per altri cinque anni”.

Secondo p. Anton Pascual, direttore esecutivo di Caritas Manila, la presidente ha promesso ai due porporati che la sua amministrazione è “una cosa sola con la Chiesa” nella lotta per l’approvazione del Carp. “Il palazzo presidenziale non è un problema. La [posizione della] Chiesa ha il pieno sostegno della presidente”.

Il pieno sostegno della Arroyo è un punto importante per la Chiesa, ma è il parlamento che dovrà decidere se prolungare o meno la legge. P. Pascual chiede che venga esercitata una “pressione morale” nei confronti dei politici del Paese e invita i vescovi a “chiamare di persona” deputati e senatori delle proprie diocesi per convincerli “ad approvare la legge di riforma agraria. Abbiamo a disposizione tre mesi per ribaltare la situazione a favore del Carp”.

Gli effetti della legge sulla riforma agraria – promulgata nel 1988 e rinnovata dieci anni più tardi – sono cessati nel dicembre 2008. Gli autori del Carp e gli agricoltori del Paese hanno criticato le modalità di estensione della legge sino al giugno 2009, perché non include una disposizione che obbliga “ad acquisire e distribuire” le terre a favore dei contadini poveri: “”Essa – sottolineano – è il cuore e l’anima del Carp”.

La Arroyo ha infine chiesto ad entrambi i figli, deputati alla Camera, di votare a favore della riforma e di non “spezzare il legame della famiglia Macapagal” in materia. La famiglia della presidente è proprietaria di vasti appezzamenti di terreno; da più parti giunge voce che gli Arroyo siano più interessati a “proteggere le proprietà”, piuttosto che pensare al benessere del Paese.

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