MANILA (Asia News). La Corte Anti-Corruzione di Manila , ha concesso all'ex presidente Joseph Estrada, attualmente detenuto nel carcere di Capinpin di Tanay, alla periferia di Manila, un permesso di 36 ore per poter far visita alla 98enne madre, Mary Macelo-Ejercito, ricoverata presso il San Juan Medical Center. Estrada è accusato, tra le altre cose, di razzie ed è detenuto da quasi tre anni.
Il suo permesso di visita, concesso per "ragioni umanitarie", è scattato alle 5 del mattino del 19 marzo ed è scaduto alle 5 del pomeriggio del giorno successivo. Ad Estrada non è stato permesso di lasciare l'ospedale durante le 36 ore.
Centinaia di sostenitori di Estrada si sono radunati davanti all'ospedale, aspettando di poterlo incontrare il mattino del 20 marzo. Suo figlio, Jonggoy, che attualmente è impegnato nella campagna elettorale per un seggio di senatore nel distretto di Mindanao, è volato a Manila per poter vedere suo padre "a piede libero" (la moglie di estrada è già senatrice).
Davanti alla richiesta di un giudizio sul permesso concesso ad Estrada, l'arcivescovo Oscar Cruz di Lingayen-Dagupan, ex presidente della Conferenza Episcopale Filippina, ha risposto: "Sono dilaniato dentro da due amori. Da una parte, da quello per la giustizia, che vuole che la legge sia uguale per tutti, la punizione equa per tutti, cosi come il trattamento degli imputati: lo richiede la legge. E questo è il fondamento della giustizia. Nel mio cuore c'è però anche il valore della compassione. Capisco che l'ex presidente è "malato" (ha seri problemi con un ginocchio) e che sua madre è malata, ma dovremmo prestare la stessa attenzione anche agli altri prigionieri che languiscono nelle celle, che non sono stati giudicati colpevoli di crimini anche minori di quelli di Estrada ma che non possono servirsi delle cure di bravi dottori e che non possono legittimamente uscire di prigione per qualunque motivo". "Per me ha aggiunto l'arcivescovo visto che la giustizia dovrebbe essere giusta con tutti, la compassione dovrebbe essere mostrata verso tutti i detenuti!".










