Manila (AsiaNews) Il presidente in carica Gloria Macapagal-Arroyo ha battuto Fernando Poe jr. con un margine di oltre un milione di voti. Il candidato alla vice presidenza Noli de Castro ha vinto per 800 mila voti: è quanto emerge dallo spoglio finale delle schede elettorali. Sei settimane dopo le elezioni, il Comitato di controllo ha terminato ieri sera la conta dei voti con i 177 certificati di spoglio, dalle diverse province e dai filippini all'estero o dei "votanti assenti" nel paese.
Il Comitato deve sottoporre il proprio rapporto mercoledì al parlamento, prima che la Macapagal-Arroyo e de Castro possano insediarsi ufficialmente. Il rapporto verrà anche discusso. Si teme che il dibattito possa durare almeno quanto la conta dei voti. La Costituzione filippina afferma che il presidente deve essere nominato entro il 30 giugno, se non si vuole rischiare un vuoto di potere.
I leader dell'opposizione, sostenitori di Ferdando Poe jr., riversano pesanti critiche sul conteggio dei voti, definendoli "non credibili". Secondo loro il conteggio è stato manipolato a vantaggio dell'amministrazione in carica.
La Commissione nazionale di Giustizia e Pace della Conferenza episcopale ha giudicato invece "credibili" le elezioni. Dopo un incontro tenutosi a Tagaytay il 17 giugno, Giustizia e Pace ha pubblicato un documento sullo svolgimento del voto che raccoglie le testimonianze di 36 osservatori diocesani. In generale, il documento afferma che le elezioni si sono svolte in modo trasparente, pacifico e ordinato. Riporta comunque testimonianze di compravendita di voti, operazioni di preferenze appaltate, incompetenza della Commissione elettorale, violenze durante le votazioni, truffe e manipolazioni nella conta dei voti. Nel Negros, per esempio, i proprietari terrieri hanno costretto i loro dipendenti a votare certi candidati, minacciandoli di mandarli via. In quest'isola, il feudalesimo è ancora praticato in larga misura: i proprietari sono ancora chiamati "baroni". Il Comitato ha espresso preoccupazione per la situazione di instabilità politica ed economica prodotti dalla lentezza del conteggio e dagli scontri interni al Comitato di controllo. (SE)










