Manila, la terra ai contadini poveri. Una battaglia – vinta – dei vescovi filippini

La presidente Arroyo ha firmato l’estensione della riforma che sancisce la distribuzione dei terreni agli agricoltori del Paese. La Chiesa cattolica ha lottato a lungo per l’approvazione della normativa, a dispetto del disinteresse mostrato dai parlamentari. Ora i vescovi vigileranno sulla corretta applicazione.

di Santosh Digal

Manila (AsiaNews) – La battaglia della Chiesa cattolica per i contadini senza terra delle Filippine, con le pressioni esercitate dai prelati sulla classe dirigente del Paese, hanno permesso l’estensione della legge sulla riforma agraria (Carp). È quanto sottolinea ad AsiaNews suor Julie G. Macasieb, della Congregazione delle Suore della Provvidenza e attivista sociale.

 

Il 7 agosto il presidente filippino Gloria Macapagal-Arroyo ha firmato l’Atto della Repubblica 9700 – meglio noto come Carp – con il quale estende per i prossimi cinque anni la legge sulla riforma agraria. Essa permetterà a milioni di agricoltori poveri del Paese di sfruttare i terreni per il proprio fabbisogno e a fine di commercio.

 

Suor Julie spiega che il possesso della terra darà ai contadini quel “senso di identità” come ai tempi della Bibbia; la questione, infatti, da tempo immemore è causa di “perenni conflitti e discordie”. “Il coinvolgimento della Chiesa cattolica per la causa dei contadini – aggiunge la religiosa – era una questione di giustizia sociale e parte del cambiamento della società” filippina.

 

Senza le pressioni esercitate dai vescovi e dagli attivisti cattolici “i parlamentari non avrebbero avuto alcun interesse ad estendere il Carp”, conferma la suora, la quale aggiunge che i vescovi “continueranno a seguire da vicino le modalità di applicazione” perché non vi siano irregolarità.

 

Mons. Angel Lagdameo, presidente della Conferenza episcopale filippina, conferma l’attenzione della Chiesa perché “i 150 miliardi di pesos [poco più di due miliardi di euro] vengano effettivamente distribuiti ai veri beneficiari”. Una somma di denaro che servirà all’acquisto e alla distribuzione di terra. Secondo il prelato la normativa garantirà “una migliore qualità di vita per i contadini poveri”.

 

Gli effetti della legge sulla riforma agraria – promulgata nel 1988 e rinnovata dieci anni più tardi – sono cessati nel dicembre 2008. Il parlamento ha votato la sua estensione fino al giugno 2009 (Risoluzione 19). Gli autori del Carp e gli agricoltori hanno però criticato le modalità di estensione della legge, perché non include una disposizione che obbliga ad “acquisire e distribuire i terreni privati” a favore dei contadini poveri.

 

La Risoluzione 19 prevedeva infatti l’applicazione del Carp ai soli terreni offerti in modo volontario dai proprietari, escludendo così “il 64% dei fondi agricoli” e andando a vantaggio dei grandi latifondisti. Una direttiva bollata come “incostituzionale” dalla Conferenza episcopale filippina, la quale ha ricordato che lo Stato afferma “un’equa ripartizione dei terreni agricoli”.

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