Manila revoca il divieto di emigrazione in Arabia saudita

Per un anno erano state bloccate le domande di assunzione in terra saudita a seguito degli abusi subiti dalle lavoratrici e dai lavoratori stranieri. In base all'accordo sono stati istituiti meccanismi di controllo e contrasto alla tratta di esseri umani. Le rimesse dei filippini nel mondo valgono il 9% del Pil.

Manila (AsiaNews) - Le Filippine hanno revocato il divieto di emigrazione in Arabia Saudita per motivi di lavoro. I due Paesi “hanno raggiunto un accordo per riprendere la partenza di lavoratori filippini a partire dal 7 novembre 2022”, si legge nel comunicato congiunto diffuso il 13 settembre. Il divieto è rimasto in vigore circa un anno dopo che Manila aveva smesso di elaborare le domande per le assunzioni all’estero a causa degli abusi subiti dai filippini nel Golfo.

L’annuncio è stato dato da Susan Ople, a capo del Dipartimento filippino per i lavoratori migranti, che nei mesi scorsi si è recata a Riyadh per negoziare condizioni lavorative e salari migliori per i propri connazionali. 

Secondo dati del 2019, l’Arabia Saudita è la destinazione preferita dei lavoratori filippini che emigrano: prima della pandemia il Regno saudita ne ospitava oltre un milione, poi scesi a poco più di 470mila nel 2020. Nell’anno della pandemia erano stati rimpatriati 400mila filippini da tutto il mondo e si era registrato un calo delle partenze del 60%. Le rimesse dall’Arabia Saudita quell’anno sono comunque valse 1,8 miliardi di dollari su un totale di 29,9 miliardi, poi saliti a 31,4 miliardi nel 2021. Dopo la Cina e l’India, in Asia le Filippine sono il più grande Paese destinatario di rimesse, che rappresentano il 9% del Pil nazionale. 

La maggior parte dei lavoratori sono impiegati nel settore delle costruzioni oppure, nel caso delle donne, come infermiere e collaboratrici domestiche. 

Le Filippine avevano interrotto la concessione di visti per l’Arabia Saudita nel novembre 2021 dopo che alcune imprese edili non avevano pagato milioni di dollari di salari a 9mila lavoratori filippini. In realtà sono innumerevoli gli abusi nei confronti degli stranieri nelle monarchie del Golfo: i media filippini e internazionali hanno spesso raccontato storie di maltrattamenti, abusi sessuali, stipendi non pagati o addirittura forme di schiavitù moderna. Nel 2015, Edelyn Astudillo, una collaboratrice domestica filippina madre di tre figli, è scomparsa e nonostante anni di indagini, di lei la sua famiglia non ha più saputo nulla. 

Ciò è dovuto al fatto che i rapporti di lavoro in Arabia Saudita sono ancora regolati dalla "kafala", il sistema in base al quale lo status legale del lavoratore è legato a quello del datore di lavoro, che può anche ritirare il passaporto e controllare tutti gli spostamenti del proprio dipendente.

I punti principali del nuovo accordo tra Manila e Riyadh prevedono la creazione di un gruppo di lavoro tecnico per monitorare l'attuazione delle riforme, la redazione di liste “nere” e “bianche” di datori di lavoro in base a criteri concordati dalle agenzie del lavoro di entrambi i Paesi, e la firma di un memorandum d’intesa per contrastare la tratta di esseri umani. Il processo di assunzione e pagamento sarà automatizzato, mentre i contratti di lavoro potrebbero essere ridotti a un anno con un congedo per ferie di 15 giorni, ha spiegato Ople, tornata a Manila ieri insieme a un centinaio di lavoratori filippini che in Arabia Saudita soggiornavano in centri di accoglienza dopo aver avuto problemi sul lavoro.

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