Manila, tutto pronto per la Giornata di preghiera contro il traffico di vite umane

Il Movimento, formato da cattolici e protestanti, ha indetto per il 12 dicembre un momento di incontro, confronto e preghiera. Attese almeno 5mila persone. Le recenti devastazioni causate dal terremoto e dal tifone hanno acuito il fenomeno della moderna schiavitù. Dai vertici delle Chiese filippine proposte concrete contro i trafficanti e a tutela delle vittime.

Manila (AsiaNews) - Cattolici e protestanti filippini hanno indetto, il prossimo 12 dicembre, una "Giornata di preghiera" contro il traffico di vite umane e il fenomeno aberrante della moderna schiavitù. Il momento centrale della manifestazione è previsto per le 3 del pomeriggio presso il Quirino Grandstand di Manila, luogo in cui - da tradizione - il neo-eletto presidente delle Filippine recita il suo giuramento. Tutte le chiese e le parrocchie della capitale, e del Paese, sono invitate a testimoniare a gran voce la solidarietà alle vittime e la ferma condanna degli sfruttatori, attraverso la preghiera e gesti di aiuto concreto.

L'iniziativa è promossa dal Movimento interreligioso filippino contro il traffico di vite umane (Pimaht); un organismo formato dalla Conferenza episcopale filippina (Cbcp), dal Consiglio nazionale delle Chiese filippine (Nccp) e dal Consiglio filippino delle Chiese evangeliche (Pcec). Un impegno, spiegano gli ideatori, che si è reso ancora più urgente ed evidente negli ultimi mesi "a causa del devastante terremoto a Bohol e del super tifone Yolanda".

All'iniziativa hanno aderito anche i responsabili della Caritas filippina (il National Secretariat for social Action - Justice and Peace, Nassa), secondo cui "è ancor più importante parlare del traffico di vite umane", quando il Paese è impegnato a "superare la catastrofe" causata da Yolanda. Difatti, una delle conseguenze più terribili delle calamità naturali e della conseguente povertà che ne deriva, è l'incremento di persone che finiscono nel racket criminale, siano essi donne o bambini rimasti orfani.

Secondo gli organizzatori saranno presenti almeno 5mila fra leader religiosi, organizzazioni cristiane e semplici fedeli, per un momento di incontro, raccoglimento e preghiera. Oltre che un'occasione per formulare proposte e iniziative concrete per arginare il fenomeno. In una nota introduttiva, i vertici di Pimaht sottolineano che "l'integrità è un diritto inviolabile e intrinseco alla persona"; tuttavia, "i trafficanti di vite umane, schiavi del sesso o del lavoro forzato, stanno distruggendo le vite di milioni di bambini e di donne fragili e vulnerabili". Si tratta della "seconda industria criminale con la più rapida espansione del pianeta, a pari merito con l'industria delle armi e subito dietro al traffico di droga".

Mons. Broderick S. Pabillo, direttore nazionale Nassa, il reverendo Reyes di Nccp e il vescovo Efraim Tendero (Pcec), aggiungono che non si può restare "inerti a guardare crescere, anno dopo anno, il traffico di vite umane"; una piaga acuita dalle recenti devastazioni portate dal terremoto e dal tifone. "I trafficanti - aggiungono - si fanno ogni giorno più sfacciati, spesso certi di restare impuniti nelle loro attività criminali. E se loro diventano ogni giorno più spavaldi nei loro atti criminali, in questa che è una nuova forma di moderna schiavitù, noi di contro dobbiamo essere più decisi nel combatterli".

Per questo i leader cristiani tracciano gli obiettivi comuni della lotta: demolire la rete del male, attraverso la preghiera e le azioni; restare vigili e collaborare con le autorità locali e le ong a difesa dei diritti umani; partecipare in modo attivo alle campagne di sensibilizzazione sul problema e battersi per lo sradicamento definitivo; infine, assicurare programmi di lungo periodo per il recupero e il benessere delle vittime degli abusi, le quali devono poter tornare a vivere in società in modo dignitoso.   

 

 

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