Mons. Edwin dela Peña: cristiani e musulmani per la pace a Marawi

La Chiesa deve essere “presenza di riconciliazione”. Bisogna costruire ponti, non divisione e odio. L’impegno della Chiesa filippina e della Caritas per gli sfollati. Giovani Moro disegnano e vendono magliette per raccogliere fondi.

di Santosh Digal

Manila (AsiaNews) – Molti cristiani e musulmani stanno lavorando con impegno per ristabilire la pace nella città di Marawi, colpita dal conflitto e in tutta la regione di Mindanao. A riferirlo è il vescovo di Marawi della prelatura di St. Mary, mons. Edwin de la Peña. “La missione della Chiesa cattolica a Marawi è di essere una presenza di riconciliazione. Noi rispettiamo l’uno la cultura e la fede dell’altro. Per certo, non siamo e non saremo mai felici se l’altra parte è in pericolo”, ha affermato il prelato. “Dobbiamo costruire ponti di riconciliazione e compassione, non divisione e odio”.

Il 23 maggio 2017, le forze combinate di Abu Sayaff e dei gruppi terroristi Maute hanno organizzato un attacco nella città di Marawi, spingendo il presidente Rodrigo Duterte a dichiarare la legge marziale a Mindanao. Marawi è una città a predominanza musulmana e la capitale della provincia di Lanao del Sur, nel sud delle Filippine.

Sin da maggio, la Chiesa cattolica ha investito 12,3 milioni di pesos filippini [circa 200mila euro] per aiutare più di 3mila famiglie colpite dal conflitto e accolte nella città di Iligan, la maggioranza delle quali appartenenti all’etnia musulmana Maranao.

Al 18 settembre, il numero dei morti negli scontri superava 800, comprendendo 673 terroristi, 149 soldati e poliziotti e 47 civili.

Il 30 agosto la Chiesa ha dato il via al programma “Duyog Marawi”, del costo di 4,8 milioni di pesos [circa 78.400 euro], in collaborazione con i missionari redentoristi e l’associazione Ranaw per il dialogo islamico-cristiano per la pace.

Secondo un comunicato stampa del Segretariato nazionale per l’azione sociale (Nassa) e di Caritas Filippine, gli sforzi della Chiesa cattolica sono focalizzati nello sviluppo istituzionale, nella costruzione della comunità, nella pace e nella risoluzione del conflitto, insieme alla fornitura di beni alimentari e non, nel sostentamento, nella promozione igienica e sanitaria e nel sostegno psicosociale.

Per p. Edwin A. Guariguez, segretario esecutivo di Caritas Filippine, le parole gentili e i concreti gesti di compassione sono strumenti per risolvere l’attuale crisi di Marawi: “Tutti noi possiamo alleggerire la situazione a Marawi scambiandoci parole cordiali e sincere, piuttosto che commenti dispregiativi e offensivi”. Nassa e Caritas Filippine sono il braccio operativo della Conferenza episcopale cattolica delle Filippine nell’impegno per lo sviluppo, il sostegno e l’umanitario.

Da parte dei musulmani della regione, un gruppo di giovani volontari di etnia Moro vendono magliette per raccogliere fondi per soccorrere i Maranao sfollati dall’assedio di Marawi. Una coordinatrice del gruppo per la raccolta fondi “We are Marawi” (Noi siamo Marawi), Bai Ashrafia Alont Biruar, afferma: “Questo è il nostro modo per aiutare i nostri fratelli e sorelle Maranao sfollati a causa della guerra”.

In molti sostengono il loro sforzo. Biruar racconta che le magliette “We are Marawi” sono prodotte nelle città di Cotabato, Iligan e Davao. I volontari hanno già acquistato due partite di beni di sussistenza per gli sfollati interni (Idp) situati a Lanao del Norte. “Abbiamo potuto dar loro pacchi di cibo, tappetini e abiti per la preghiera, kit igienici e giocattoli per i bambini”, afferma Biruar.

Il gruppo, che comprende giovani professionisti e studenti Moro, sta valutando di realizzare un nuovo modello per la maglietta, con uno slogan più attivo e positivo.

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