Vescovi filippini: Nel Bangsamoro islamico, coesistenza e rispetto per tutti

Un messaggio della Conferenza episcopale chiede che la legge fondativa della nuova regione porti “una pace duratura, basata sul reciproco rispetto”. L’attenzione alle minoranze etniche e religiose nella regione a maggioranza musulmana deve essere in primo piano. Per questo, l’ordinamento deve fondarsi su “principi morali sociali”.

Manila (AsiaNews) – I vescovi filippini vogliono “una Bangsamoro Basic Law (Bbl) che sia radicata nella promozione della giustizia sociale”, e che sia fondata su “principi morali sociali”. È il contenuto fondamentale del messaggio pubblicato lo scorso 11 luglio a conclusione della tre-giorni di lavori della Assemblea plenaria della Conferenza episcopale filippina (Cbcp), col quale i presuli del Paese sono intervenuti nel dibattito sulla bozza di legge che farebbe del Bangsamoro [regione del Mindanao a maggioranza musulmana ndr] una regione “a statuto speciale”.

L’approvazione della Bbl è il nodo delle trattative tra il governo e il Moro Islamic Liberation Front (Milf), gruppo ex-terroristico islamista che per decenni, fino alla pace firmata lo scorso anno, ha insanguinato la regione con una guerra per l’indipendenza dal governo di Manila. La bozza della Bbl – ora al vaglio del Senato e della House of Representatives e oggetto di critiche da più parti – prevede per il Bangsamoro un parlamento autonomo composto da 50 deputati, l’elezione di una sorta di primo ministro, e l’instaurazione di una sharia mitigata.

I vescovi filippini vogliono che “la Bbl affronti in modo effettivo le ingiustizie sofferte dal Bangsamoro, come le ingiustizie sofferte dalla popolazione indigena e dalle varie minoranze religiose che abitano la regione”. Inoltre, si dicono favorevoli a che la legge “realizzi l’auto-determinazione del Bangsamoro in un’area identificata che rimanga parte dell’integrità territoriale sotto la sovranità della Repubblica delle Filippine”.

La Conferenza episcopale è imparziale rispetto alla bozza al momento discussa, ma chiede che i dubbi circa la sua effettiva costituzionalità “siano ponderati in modo equo” per non “mettere in pericolo l’esigenza di giustizia sociale del Bangsamoro”.

In un passaggio della lettera, la Cbcp afferma: “Noi vogliamo una legge che protegga i diritti umani universali, in particolare i diritti degli indigeni già inseriti nella legge e i diritti delle minoranze cristiane che temono persecuzioni e ulteriore marginalizzazione”.

Secondo i vescovi, lo scopo ultimo della legge deve essere “una pace duratura” basata “sulla fiducia reciproca, sull’apertura e sul rispetto”. “Il cristianesimo e l’islam sono religioni di pace”, ricorda la Cbcp, e “la maggioranza dei musulmani, dei cristiani e delle comunità indigene vogliono la pace”. “L’imperativo morale per una pace duratura è questo: cristiani, musulmani, lumadi [indigeni ndr] e i membri di altre fedi devono fidarsi gli uni degli altri”.

In conclusione del messaggio, i pastori filippini raccomandano a Maria – colei che è “onorata in modo eminente nel Corano e nella Bibbia come la madre di Gesù, colei che i cristiani chiamano ‘Nostra pace’” – tutti gli “sforzi per una pace giusta e duratura”.

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