Volontaria cattolica in missione di speranza fra i detenuti

Nelle carceri filippine i detenuti vivono in condizioni disumane e spesso soffrono malattie e disturbi mentali. Beatriz Buenavista Evangelista, da 11 anni catechista nel penitenziario di Quezon City, racconta la sua esperienza tra i carcerati e afferma:“Se queste persone languiscono dietro le sbarre la nostra missione è portare loro l’amore di Dio e i valori del Vangelo”.

di Santosh Digal

Manila (AsiaNews) –  Nel carcere di Quezon city, dove i carcerati vivono in condizioni disumane, Beatriz Buenavista Evangelista, volontaria cattolica, offre da 11 anni speranza ai detenuti insegnando loro catechismo e ascoltando i loro problemi. 

“E’ la mia vocazione cristiana che mi ha spinto a portare il Vangelo ai detenuti – afferma la donna - in questi anni ho ascoltato con pazienza e commozione le loro difficili storie e le loro angosce”.

Oltre alle lezioni di religione, la donna insegna ai detenuti a leggere e a scrivere offrendo loro la possibilità di un lavoro una volta scontata la pena.  

Beatriz inizia il suo lavoro con i carcerati circa 11 fa, quando per problemi di salute non riesce a entrare fra le Suore missionarie dello Spirito Santo. Il desiderio di servire Dio la conduce a spendere le sue energie insegnando catechismo negli istituti delle missionarie per poi dedicarsi a tempo pieno alla cura e alla formazione dei detenuti. Negli anni è diventata una madre per molti di loro. 

“I carcerati di Quezon City, vivono in pessime condizioni – racconta la donna -  ma anche se sono dietro le sbarre hanno dei sogni da realizzare”. “La celle sono sporche  e sovraffollate – continua –  ed è difficile per loro avere speranza”. Beatriz dice che senza fede, la vita in carcere diventa ogni giorno un test di resistenza. “Se queste persone languiscono dietro le sbarre – aggiunge - la nostra missione è portare loro l’amore di Dio e i valori del Vangelo”.

Nella maggior parte delle prigioni filippine si vive in condizioni disumane e il governo spende meno di 0,40 euro al mese per ogni detenuto. Il carcere di Quezon City contiene oltre mille persone, quasi il doppio della normale capienza. Il sovraffollamento è tale che in una cella per 20 persone vivono fino a 200 detenuti con un unico bagno e per guadagnare spazio si dorme a turno in piedi appoggiati al muro. Durante il periodo di pena i carcerati rischiano di contrarre malattie per il cibo malsano e l’assenza di aria nelle celle, molti di loro sviluppano disturbi mentali.

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