Bali, testimoniare l’amore di Dio e servire il prossimo: l’impegno dei volontari cattolici

La prossima settimana 200 persone animeranno un incontro della durata di quattro giorni; fra i temi in discussione, il lavoro dei laici al servizio dei poveri e della Chiesa. In 10 anni di attività i volontari hanno promosso progetti in 100 villaggi sparsi in 20 diocesi. Sacerdote indonesiano: “è tempo di riflettere sul nostro impegno” nella società.

di Mathias Hariyadi

Jakarta (AsiaNews) – Rinnovare l’impegno a condurre una vita ispirata ai principi del cattolicesimo; diffondere l’amore di Dio fra gli indonesiani più poveri e sfortunati, con una particolare attenzione alle vittime dei disastri naturali e delle violenze confessionali. Sono i principi che animeranno la conferenza, in programma la prossima settimana a Bali, degli attivisti cattolici a 10 anni dalla nascita del movimento laico all’interno della Chiesa locale. P. Terry Ponomban Pr, ex direttore del dipartimento per l’apostolato della Conferenza episcopale indonesiana (KWI) e responsabile dell’incontro, sottolinea ad AsiaNews che “è tempo di riflettere e rinnovare il nostro impegno al servizio della Chiesa e nella diffusione dell’amore di Dio, attraverso il lavoro umanitario e la caritativa”.

 

Il sacerdote della diocesi di Manado, nelle Sulawesi del nord, spiega che la conferenza è sostenuta da Kelompok Bakti Kasih Kemanusiaan (KBKK), il gruppo laico cattolico più attivo nel Paese e impegnato da anni negli aiuti alla popolazione civile. “Il sogno è finalmente diventato realtà” sottolinea p. Ponomban, pensando al 2001 quando ha incontrato un gruppo di cattolici desiderosi di servire Dio e la Chiesa attraverso la carità. La prima missione ha coinvolto 10 “debuttanti” e si è svolta ad Atambua, tra i profughi di Timor Est – che aveva da poco raggiunto l’indipendenza – in fuga dalla guerra civile e rifugiati nella provincia indonesiana di East Nusa Tenggara.

 

Dal primo progetto di aiuto, l’iniziativa ha raccolto moltissime adesioni tra i cattolici del Paese, tanto da fondare gruppi organizzati. Il sacerdote gesuita Ignatius Madyautama spiega che a differenza di Ong e altre organizzazioni umanitarie, la “KBKK ha mostrato ottimi risultati nei 10 anni di presenza all’interno della Chiesa indonesiana”, attraverso “un servizio totale agli altri, senza secondi fini o preferenze”. Fra gli altri, il religioso ricorda le missioni a Poso e Ambon, teatro di violenze confessionali; ma sono almeno 100 i villaggi – sparsi in 20 diocesi – che hanno usufruito dei servizi offerti dai volontari di KBKK.

 

Lukas Jusuf, laico laureato in medicina in Germania, spiega che alla Conferenza della prossima settimana parteciperanno 200 persone provenienti da tutto l’arcipelago e durerà quattro giorni. Una occasione di incontro, confronto e proposta che si tiene a Bali perché situata al centro del Paese, quindi raggiungibile sia dall’estremità occidentale (Aceh), che da est (Papua).

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